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Archivio cartaceo | di Davide Milosa | 31 ottobre 2010

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‘Mandatela in comunità’
Ma la questura si piegò a B.

L'ordine del giudice minorile, lo scontro e il minuto per minuto di quella notte. Un particolare: solo dopo la chiamta del premier, il pm disse sì alla consiglera Pdl

Otto ore a cavallo tra il 27 e il 28 maggio. Da qui inizia la storia di Ruby che scuote i vertici della questura di Milano e alimenta lo scontro con il tribunale dei minori. Nella bufera ci sono il capo di gabinetto Pietro Ostuni e l’ex questore Vincenzo Indolfi. Su di loro molti dubbi e troppe ombre. Al centro, quella maldetta sera di quasi estate. Quando una ragazzina non ancora 18enne (compirà la maggiore età domani), dopo essere stata fermata con l’accusa di furto, viene lasciata andare e affidata a Nicole Minetti, consigliere regionale Pdl. In questo modo disobbedendo agli ordini impartiti dal pm del tribunale dei minori che aveva disposto l’affido in comunità.

Circostanza confermata ieri dal magistrato e in totale contraddizione con l’operato dei vertici di via Fatebenefratelli. Gli stessi che in serata hanno, però, replicato: “Il pm – si legge nella nota ufficiale – acconsentì all’affido alla Minetti”, questo dopo aver “preso atto della certa identificazione della minore”. Eppure i fatti di quella sera raccontano, minuto per minuto, il grande inganno della Questura. Con due agenti che, nonostante la presenza del consigliere, dal pm ottengono la conferma dell’invio in una comunità e una funzionaria che sostiene invece di aver avuto il via libera all’affido dallo stesso magistrato. La stessa che si rifiuterà, però, di firmare il verbale.

Ore 18.15: La segnalazione
È il 27 maggio. Siamo in corso Buenos Aires. Ruby è in un centro benessere. Caterina P., ballerina, la riconosce per la ragazza ospitata in casa qualche sera prima e che la mattina dopo scompare portandosi via 3.000 euro e diversi gioielli. Caterina chiama il 113. Interviene la volante del commissariato Monforte che la porta negli uffici di via Poma.

Ore 22.25: l’arrivo a via fatebenefratelli
Ruby viene trasferita in questura. In realtà si chiama Karima ed è nata in Marocco il 1° novembre 1992. Dagli accertamenti emerge una denuncia per scomparsa (maggio 2009) fatta dai genitori e dalla casa famiglia di Letojanni dove ha vissuto per qualche tempo.

Ore 23.00: “In comunità”
La volante entra in Questura. Ruby viene accompagnata nello stanzone per il fotosegnalamento. Le vengono prese le impronte digitali. Nel frattempo, gli agenti attendono le decisioni del Tribunale dei minori. Quella notte di turno c’è la dottoressa Fiorillo che decide: la ragazza va affidata a una comunità.

Ore 23.40: “Resta qui”
Entra in scena un commissario capo. Dal primo piano, il dirigente scende al fotosegnalamento. Davanti agli agenti conferma: la ragazza deve essere affidata a una comunità. Ma se questo non è possibile, vista l’ora tarda, Ruby dovrà passare la notte negli uffici della questura. Così sarà: un lungo giro di telefonate a diverse strutture di accoglienza dà esito negativo. Bisogna attendere la mattina del 28 maggio. L’ordine è categorico: la 17enne non si deve muovere da via Fatebenefratelli.

Ore 23.50: si muove il governo
La scena cambia. Il commissario capo si presenta trafelata agli uffici della 3a sezione dell’Ufficio prevenzione generale, dove Ruby è in attesa. “La ragazza va rilasciata”. L’ordine arriva da Pietro Ostuni. Gli agenti chiedono spiegazioni. Per la prima volta viene nominata la presidenza del Consiglio. Da lì qualcuno ha chiamato. Ostuni ha risposto. Risultato: Ruby deve andare via. Perché Ruby è parente del presidente egiziano Mubarak. Chi ci crede? Ora nessuno. Ma in quei momenti di concitazione, gli agenti non si fanno domande. Del resto l’ordine arriva addirittura da Berlusconi. Questo, infatti, lascia a verbale Ostuni. “Dottore – dice il Cavaliere – conosciamo questa ragazza”. Dopodiché il premier in persona fa filtrare la balla della parentela con il leader egiziano.

Ore 00.00: l’arrivo della Minetti
Mentre il capo di gabinetto Ostuni continua a telefonare per far rilasciare la ragazza, all’ingresso della questura si presenta Nicole Minetti. La giovane consigliere regionale, che si apprende avere anche un incarico presso la presidenza del Consiglio, non è sola. Con lei c’è Michelle, modella brasiliana che da qualche giorno ospita Ruby. È stata lei, poche ore prima, a contattare il Cavaliere avvertendolo del fermo di Ruby. Nel frattempo la Minetti si offre di prendere in affidamento la minorenne.

Ore 00.45: rebus e inganno
È in questo momento che si consuma il presunto inganno della questura. La presenza della Minetti cambia le carte in tavola. Che fare? Il commissario capo chiede agli agenti di chiamare il pm. Il magistrato conferma l’affido in comunità. Ordine che muta in pochi minuti. La funzionaria parla con il pm che cambia idea: la ragazza può essere affidata al consigliere regionale solo dopo la sua identificazione.

Ore 2.00: il rilascio e la fine
Dieci minuti dopo Ruby è già in strada. La Minetti stranamente se ne va subito, lasciandola con l’amica e al telefono con il premier. Passa una settimana e la minorenne è di nuovo in questura. Ha litigato con Michelle. Questa volta, però, il telefono della Minetti squilla a vuoto. Poche ore e Ruby parte per la comunità di Sant’Ilario.

da Il Fatto Quotidiano del 31 ottobre 2010

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