L’India è considerata la farmacia dei paesi in via di sviluppo perché produce versioni generiche a basso costo dei farmaci che vengono utilizzati in tutto il mondo. Ma a marzo potrebbe non esserlo più. In quella data, infatti, i giudici della Suprema corte indiana emetteranno una sentenza dalla quale dipende la produzione farmaceutica del Subcontinente e, con essa, la vita di migliaia di persone.

Tutto è cominciato nel 2006, quando la multinazionale del farmaco Novartis ha portato in giudizio il governo indiano dopo che quest’ultimo si era rifiutato di concederle il brevetto per una nuova versione del farmaco oncologico Glivec.

La legge indiana consente infatti di impugnare i brevetti di prodotti farmaceutici stranieri se si dimostra che il nuovo farmaco non è totalmente, ma solo parzialmente, innovativo nella molecola rispetto alla versione precedente, ormai fuori brevetto. È grazie a questa legge, per esempio, che l’Ufficio indiano dei brevetti ha rifiutato alla Roche la richiesta di brevetto per una nuova versione del Valganciclovir (è usato per trattare e prevenire le infezioni da cytomegalovirus causate da Hiv/Aids), consentendo così la produzione dell’equivalente generico made in India, con un prezzo di vendita decisamente inferiore.

Dopo un analogo rifiuto del brevetto per la nuova versione del Glivec, Novartis ha chiamato in causa direttamente il governo indiano, chiedendo che la legge venga cambiata per poter estendere più facilmente i brevetti ai propri prodotti e bloccare così le industrie farmaceutiche indiane dal produrre gli stessi medicinali a basso prezzo.

Per contrastare questo attacco, l’organizzazione medica umanitaria Medici senza frontiere ha lanciato la campagna internazionale “Drop the Case”, che ha raccolto oltre 500.000 adesioni. Ma sei anni dopo la battaglia continua. Nonostante nel 2007 la Corte suprema di Madrasa si sia pronunciata contro la Novartis, il colosso farmaceutico è rimasto irremovibile ricorrendo in appello. Se il 28 febbraio la Corte Suprema si pronuncerà in favore della Novartis si aprirebbe un precedente pericoloso che minerebbe la produzione delle versioni generiche di tutti i farmaci di nuova generazione, le uniche che i paesi in via di sviluppo possono permettersi di acquistare.

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