È tipico di una certa élite intellettuale e sociale, ricca di beni culturali e/o materiali (accademici, scrittori, supermanager e così via) vantarsi pubblicamente di non guardare mai la televisione (quella generalista, intendono): perché li «annoia», perché «offende il buon gusto», perché ci sono troppi «programmi spazzatura», perché «è meglio leggere un buon libro» e via dicendo. Ognuno è ovviamente libero di scegliere l’intrattenimento che preferisce. Anzi, qualcuno potrebbe dire: se molti/e in Italia seguissero il buon esempio di questi signori, i dati di ascolto televisivo dei programmi più beceri calerebbero e ciò indurrebbe le reti a cambiarli.

Il discorso parrebbe non fare una piega, se non fosse che le cose non vanno così: una gran parte di italiani continua a guardare i programmi che inorridiscono l’élite e la televisione generalista resta com’è. E non importa se le masse guardano la spazzatura perché gli piace o lo fanno per criticare: l’importante è che guardino, perché ciò alza il prezzo degli spazi pubblicitari e la televisione vive di questo.

«Ma 12, 14 o 15 milioni di persone che guardano un programma in prima serata non sono la maggioranza», tipicamente obietta qualcuno. Certo che no, ma sono comunque il maggior numero di italiani che un mezzo di comunicazione riesca a raggiungere in un colpo solo: non ci riescono i giornali e non ci riesce nessuno su internet. A meno che non sia trainato dalla televisione, appunto.

Dunque coloro che nell’élite occupano posti di responsabilità politica, sociale, economica (molti, forse la maggioranza) non possono, da un lato, disprezzare ciò che passa la tv, mostrando di essere ben consapevoli del basso livello, dall’altro volgere lo sguardo altrove e non fare nulla per migliorarla. Non possono perché allo snobismo si aggiunge l’irresponsabilità, purtroppo.

Per questo non mi è piaciuto ciò che ieri la ministra Fornero ha detto durante il convegno Valore D a Roma: pur specificando di parlare a titolo personale e non in veste istituzionale, ha detto di sentirsi spesso offesa per come la donna è rappresentata in tv, ma di risolvere la questione spegnendo il televisore o cambiando canale, «che è più salutare».

Detto in altri termini: mentre Fornero spegne, l’immagine della donna in televisione resta identica a se stessa, come stiamo vedendo proprio in questi giorni a Sanremo, fra i tatuaggi inguinali di Belén Rodríguez e l’afasia bamboleggiante di Ivana Mrazova. Peccato che Elsa Fornero abbia anche la delega per le Pari opportunità. E peccato che la televisione italiana svolga un ruolo fondamentale nel perpetuare e diffondere un’immagine femminile che rema contro la parità di genere.

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