Toccante senza essere melensa, profonda e insieme ironica. Così aderente alla realtà – delle cose, dei sentimenti– ma mai prosaica.
Wislawa Szymborska, la grande poetessa polacca, premio Nobel per la Letteratura nel 1996, è morta a 89 anni la scorsa notte a Cracovia, la città dove è sempre vissuta, lasciando un grande vuoto nel cuore dei suoi molti e appassionati cultori.

La raccolta completa delle sue poesie (Opere, Adelphi) è uno scrigno colmo di gioielli più che preziosi. Con un linguaggio solo apparentemente semplice, colloquiale, Szymborska affrontava grandi temi e piccole realtà quotidiane con ironico understatement. Mai un lamento, anche nei momenti di grande dolore, come quello della scomparsa del suo compagno: a lui è dedicata una delle poesie più celebri, Il gatto in un appartamento vuoto, dove il dolore per l’assenza della persona amata è espressa attraverso lo sconcerto del gatto di casa.

Per una parte della critica letteraria Szynborska era una “miniaturista” che eccelleva nell’arte del paradosso, altri l’hanno definita “Mozart della poesia”. Il traduttore italiano Pietro Marchesani, curatore di alcune sue raccolte, ha spiegato che “l’incanto” è il suo vero segreto.
Di sé e dell’arte poetica lei stessa ha detto: “Per me la poesia nasce dal silenzio”.

Il gatto in un appartamento vuoto
Morire – questo a un gatto non si fa.
Perché cosa può fare il gatto in un appartamento vuoto?
Arrampicarsi sulle pareti.
Strofinarsi tra i mobili.
Qui niente sembra cambiato,
eppure tutto è mutato.
Niente sembra spostato,
eppure tutto è fuori posto.
E la sera la lampada non brilla più.
Si sentono passi sulle scale,
ma non sono quelli.
Anche la mano che mette il pesce nel piattino
non è quella di prima.

Qualcosa qui non comincia
alla sua solita ora.
Qualcosa qui non accade
come dovrebbe.
Qui c’era qualcuno, c’era,
e poi d’un tratto è scomparso,
e si ostina a non esserci.
In ogni armadio si è guardato.
Sui ripiani è corso.
Sotto il tappeto si è controllato.
Si è perfino infranto il divieto
di sparpagliare le carte.
Cos’altro si può fare.
Aspettare e dormire.

Che provi solo a tornare,
che si faccia vedere.
Imparerà allora che con un gatto così non si fa.
Gli si andrà incontro come se proprio non se ne avesse voglia,
pian pianino,
su zampe molto offese.
E all’inizio niente salti né squittii.

Wislawa Szymborska
da “Koniec i poczontek” (Fine e principio), 1993

(Foto:LaPresse)

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