Cosa fa il monopolio?
Alza i prezzi e diminuisce le cose prodotte.
Se un soggetto che produce beni (computer, pizze) o servizi (trasporti locali, lezioni di tennis) non ha concorrenti, può alzare i prezzi e fare un sacco di profitti. Ma prezzi più alti significano meno compratori (è una legge “di ferro”), quindi anche la produzione diminuisce, ma al monopolista non gliene frega niente.

Non significa privatizzare
Liberalizzare non significa privatizzare: se un’azienda pubblica riesce a produrre un bene o un servizio meglio di un privato, nel mercato concorrenziale risulterà vincitrice, non ha niente da temere.

Non significa “liberi tutti”
Se si vuole che per ragioni sociali un bene (le medicine) o un servizio (i trasporti locali) siano venduti a prezzi più bassi dei costi necessari a produrli, basta affidarne la produzione con una gara, facendo vincere chi chiede meno soldi pubblici per fornire quei beni/servizi al prezzo che si è deciso (si chiama “competizione per il mercato”; la competizione “liberi tutti”, quella in cui anche i prezzi sono liberi, come le pizze, si chiama “competizione nel mercato”). La “competizione per il mercato” si può fare anche per i servizi gratuiti.

Monopoli pubblici e monopoli privati
Il monopolio pubblico tende a gonfiare i costi (sotto elezioni, assumo tutti i parenti e simpatizzanti, con super-salari…e tratto bene anche i fornitori, così fanno votare per me). Questi costi gonfiati tanto li paga lo stato.
Il monopolio privato tende a fare prezzi molto alti, per fare grandi profitti. Ma in realtà con parte di questi profitti paga anche salari elevati ai dipendenti, per procurarsi l’alleanza dei lavoratori contro le liberalizzazioni (“il monopolio corrompe anche i lavoratori” lo aveva detto Lenin, mica Rockfeller….).

La socialità nei servizi pubblici
La socialità di un servizio rimane, e deve rimanere, una scelta democratica. Se si decide che l’acqua è un sevizio sociale più importante dei trasporti, la si fornirà gratis, o viceversa. Dipende da che cosa si vuole sussidiare, cioè che cosa si ritiene socialmente più importante, tenendo conto che i soldi pubblici sono pochi, perchè l’Italia ha un debito pubblico immenso, proprio a motivo che negli anni passati si pensava che si potesse sussidiare tutto.

Le condizioni dei lavoratori
Mettendo i sevizi pubblici in gara, i lavoratori potrebbero soffrirne. Ma solo nel caso che le loro retribuzioni fossero maggiori di quelle del settore privato, o la loro produttività più bassa. Ma allora il problema è che tutti i lavoratori devo essere protetti in modo equo e egualitario, non come ora, che quelli dei sevizi pubblici per ragioni clientelari (“voto di scambio”), siano più garantiti e più pagati di quelli del settore privato (confrontare i lavoratori dell’Alitalia o delle ferrovie, con chi raccoglie i pomodori in Puglia…). Altrimenti si chiama “corporativismo”, caro alle destre.

Alla peggio, tutto rimane come prima
Se si fanno le gare per i servizi pubblici, si chiede in realtà: “c’è una impresa, pubblica o privata, che intende fornire questo servizio per X anni offrendo queste tariffe e questa qualità, chiedendo meno soldi pubblici?” Nella peggiore delle ipotesi, se nessuno si presenta, rimane tutto come prima. Se qualcuno si presenta e vince, e non rispetta il contratto in base al quale ha vinto la gara, paga salatissime penali, come per qualsiasi fornitura difettosa (e in più perde la faccia, il che gli costa caro per le gare future).

Perché i politici  e le imprese odiano le gare
I politici a tutti i livelli, locali e centrali, odiano le gare, perché perdano la possibilità del “voto di scambio”: i dipendenti del vincitore mica voteranno per me, non li ho assunti io….(questo, nella migliore delle ipotesi. Spesso occupano superpagati posti nei consigli di amministrazione, o pigliano mazzette). Le imprese le odiano perche con le gare è molto più difficile corrompere i giudici: avranno gli occhi addosso non solo della guardia di finanza ecc., ma anche dei concorrenti, che non aspettano di meglio per denunciare il corruttore per subentrargli.

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