Il presidente del Consiglio Mario Monti, da economista lungimirante qual è, aveva già aspramente criticato la sua manovra finanziaria con mesi di anticipo, scrivendo sul Corriere della Sera. Ecco le prove.

Poveri ceti medi
“Le misure adottate, che potrebbero ben chiamarsi ‘ tassa per i ritardi italiani malgrado l’Europa ’ e non certo ‘ tassa dell’Europa’, non hanno potuto essere studiate con il dovuto riguardo all’equità e gravano particolarmente sui ceti medi. (14 agosto 2011).

Crescita penalizzata.“Nelle decisioni imposte dai mercati e dall’Europa, tendono a prevalere le ragioni della stabilità rispetto a quelle della crescita. Gli investitori, i governi degli altri Paesi, le autorità monetarie sono più preoccupati per i rischi di insolvenza sui titoli italiani, per il possibile contagio dell’instabilità finanziaria, per l’eventuale indebolimento dell’euro, di quanto lo siano per l’insufficiente crescita dell’economia italiana”. (7 agosto 2011).

Rapporto deficit-pil. “Altrimenti, un governo può forse vincere la battaglia del numeratore ma, a causa della rivincita del denominatore, è il Paese intero che perde. Il concetto dovrebbe essere alla portata anche dei non economisti”. (3 luglio 2011)

Berlusconi, quasi quasi…
“Certo si può dire che la reazione di cui ha dato prova l’Italia è stata davvero notevole. Tanto più in un Paese nel quale pochi avrebbero scommesso di vedere una reazione così mentre molti hanno in effetti ‘ scommesso’, muovendo i loro fondi contro l’Italia, che questa reazione non ci sarebbe stata”. (14 luglio 2011).

Equità. “È di importanza vitale per l’Italia far aumentare la produttività complessiva dei fattori produttivi, la competitività e la crescita; e ridurre le disuguaglianze sociali”. (14 luglio 2011)

Concertazione. “Più modesto, ma più pressante è il compito di avere una visione su come l’Italia possa conquistare più competitività, più crescita, più equità; di coinvolgere in un tale progetto le forze economiche, sociali, culturali e politiche”. (3 luglio 2011)

Costi della politica.
“Poco viene fatto per ridurre, subito e in misura significativa, il peso sull’economia e sulla società italiana degli esorbitanti costi del sistema politico, peraltro scarsamente produttivo in termini di decisioni prese tempestivamente per la crescita del Paese”. (3 luglio 2011)

Liberalizzazioni. “Il 21 gennaio il governo Papandreou ha adottato una riforma di quelle che i Greci chiamano correttamente le ‘ professioni chiuse ’ e noi pudicamente le ‘ professioni liberali’. La riforma consiste nell’abolizione, per tutte le professioni, delle tariffe minime, del numero chiuso, delle restrizioni territoriali e del divieto di farsi concorrenza con la pubblicità”. (6 febbraio 2011)

Domanda e offerta. “Si proclama il ritorno a Keynes, ma si esita a spingere in misura adeguata la domanda nell’unica fase degli ultimi sessant’anni in cui ciò sarebbe veramente necessario. Si preferisce sostenere l’offerta, bloccando così il processo schumpeteriano della ‘ distruzione creatrice ’ con sussidi a settori e imprese che sono in difficoltà anche perché non si sono ristrutturati a sufficienza”. (8 febbraio 2009)

Consenso. “La crescita sana e durevole si ottiene spiegando ai cittadini e ai mercati la politica economica alla quale il governo intende attenersi, mantenendola nel tempo e rendendola così credibile”. (1 maggio 2011)

Rigore? “Un rinnovato impegno sul fronte delle riforme strutturali permetterebbe anche di praticare una politica di bilancio più incisiva contro la crisi, senza che i mercati finanziari vi vedano un ritorno all’indisciplina e penalizzino i titoli italiani”. (08 febbraio 2009)

Il Fatto Quotidiano, 17 dicembre 2011

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