Conosco e stimo Sandro Ruotolo da una vita, da quando, giovanissimo, entrò come cronista nella redazione Rai Campania. Da allora si è impegnato senza sosta per contrastare, sempre e solo con la sua immensa passione civile e con le armi della professionalità e del coraggio, ogni forma di abuso, di disprezzo per la legalità repubblicana, e ogni oltraggio consumato contro i cittadini, a cominciare da quelle e quelli che sono costretti a frequentare gli ultimi gradini della scala sociale.

Ancora prima di conoscere Michele Santoro e di diventare una colonna dei suoi programmi, Ruotolo ci aveva regalato memorabili inchieste e servizi contro le mafie e le camorre, svelando a chi voleva vedere e sentire gli intrecci perversi tra malapolitica e criminalità. E lo ha fatto senza guardare in faccia a nessuno, senza fare sconti ad “amici e compagni”, anzi esigendo da loro un di più di rigore e di sobrietà.

Per queste ragioni, prima nel comitato della sede Rai della Campania, poi nel sindacato Usigrai, a ancora nel gruppo di Fiesole e in Articolo21, si è sempre battuto per liberare il sistema dei media da conflitto di interessi e dalla ferrea mora del controllo partitico sulle autorità di garanzia e sulla Rai.

Pertanto non ci ha stupito la sua decisione di lasciare non la Rai, ma questa Rai, e di raggiungere Michele Santoro, Marco Travaglio, Vauro e tutta la squadra che darà vita, a partire dal prossimo 3 novembre, alla nuova trasmissione Servizio Pubblico.

Non c’è contraddizione alcuna tra questa decisione e le battaglie di una vita, perché gli sarebbe stato impossibile continuare a lavorare in un luogo diventato “inospitale”, sgradito e sgradevole per chiunque abbia ancora a cuore “una Rai bene comune”, un’azienda dalla quale sono già stati cacciati quelli che non piacevano al presidente del consiglio e ai suoi mazzieri dentro Viale Mazzini. Laddove era programmata la trasmissione Annozero esiste oggi una voragine di libertà, di impegno professionale e civico, di rispetto per milioni di persone che, ogni giovedì, sceglievano liberamente il loro programma preferito.

Chiunque creda ancora in questi valori, a partire dal prossimo giovedì dovrà seguire il nuovo programma, dovrà farlo perché ci regalerà momenti di grande televisione e di grande libertà, ma dovrà farlo anche come consapevole scelta di lotta politica, come un deliberato gesto per contrastare ogni forma di censura e ogni forma di bavaglio.

Dovrà farlo anche per avvertire, oggi per domani, i futuri dirigenti del centrosinistra affinché non dimentichino quello che è accaduto, non scordino i nomi degli epuratori e dei cacciati, non facciano finta che “cosa fatta capo ha…”

Nella Rai del futuro non solo dovranno rientrare gli espulsi, ma dovranno anche uscire i partiti per lasciare spazio a nuove forme di gestione e di organizzazione editoriale fondate sulla centralità degli autori e sulla possibilità per i medesimi abbonati di partecipare alla scelta del “comitato dei garanti” che dovrà indicare il gruppo dirigente, esattamente come prevede la proposta appena presentata da Roberto Zaccaria e sulla quale torneremo nei prossimi giorni.

Nel frattempo facciamo anche i nostri auguri a Sandro Ruotolo che ha fatto la scelta giusta perché anche dal successo di Servizio pubblico passerà la possibilità che la Rai, un giorno non lontano, possa tornare ad essere un ” pubblico servizio”. Grazie Sandro e appuntamento per tutte e per tutti a giovedì 3 novembre!

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