Rossella Urru, la cooperante italiana rapita in Algeria

Un timido passo avanti verso la soluzione del caso del sequestro della cooperante italiana Rossella Urru e dei suoi colleghi spagnoli Ainhoa Fernandez de Rincon e Enric Gonyalons: quattro persone legate al commando dei rapitori sono state arrestate dall’esercito algerino. Secondo quanto riporta il giornale filogovernativo algerino ‘el-Khabar’, gli arresti sono avvenuti in due diverse province del paese, quella di Bechar, nell’ovest, e quella di Temeneresset, nel sud.

Ieri era arrivata la notizia che la cooperante italiana della Ong Cisp (Comitato italiano sviluppo dei popoli) e i suoi due colleghi rapiti la settimana scorsa in Algeria sono vivi e stanno bene. Ma sono nelle mani di una cellula di Al Quaeda, quella degli “ex Salafiti per la Preghiera ed il Combattimento”, nel Maghreb islamico. A rivelarlo all’agenzia France Presse era stato un mediatore, precisando di aver avuto la notizia proprio da un membro del braccio nordafricano di Al Qaida. Nessuna  rivendicazione ufficiale da parte dei quaedisti, per ora, ma la fonte aveva avvisato che i rapitori avrebbero fatto le loro richieste “più avanti”.

Intanto, l’esercito algerino ha fermato in tutto otto persone accusate di avere legami con il gruppo dei rapitori: tra loro, a quanto si apprende, quattro avrebbero avuto rapporti diretti con il commando che ha eseguito il sequestro. Proseguono intanto le attività di perlustrazione dell’esercito nel sud dell’Algeria, alla ricerca di tracce che possano condurre ai tre occidentali rapiti: le autorità algerine fanno sapere di aver dispiegato migliaia di soldati.

Rossella Urru, 29 anni, di origine sarda, lavorava da due anni in un campo profughi che accoglie 150mila profughi saharawi, per la ong Cisp (Comitato italiano sviluppo dei popoli), attiva sul posto dal 1984. Ainhoa Fernandez de Rincon, cooperava invece con l’Associazione amici del popolo saharawi dell’Extremadura, e Enric Gonyalons per l’organizzazione spagnola Mundobat.

I tre cooperanti erano stati sequestrati lo scorso 23 ottobre, mentre si trovavano nel campo profughi Sahrawi a Tindouf, nella zona occidentale del Paese. Il mediatore ha riferito che i terroristi autori del sequestro “non erano armati”, ma “avevano dei complici sul posto, membri e simpatizzanti di Aqmi, che hanno fornito loro le armi” e li hanno aiutati a “trovare gli ostaggi”. Poi ha aggiunto che alcune di queste persone “indossavano l’uniforme del Polisario” (il movimento politico armato del popolo sahrawi attivo nel Sahara occidentale, ndr) e che proprio queste “hanno lasciato partire le auto che trasportavano gli ostaggi”.

Due giorni fa il direttore del Cisp, Paolo Dieci, e il coordinatore dei programmi africani della ong, Sandro de Luca, sono volati in Algeria. Mentre la coordinatrice operativa Deborah Rezzoagli ha detto: “Siamo fiduciosi che tutto si risolva presto e bene. Siamo sempre in contatto la Farnesina e con la famiglia. Ora attendiamo di sapere se tutte le notizie delle ultime ore sono confermate”.

Ieri a Cagliari la locale comunità islamica ha organizzato un sit in per chiedere la liberazione della ragazza. Una cinquantina di attivisti della comunità islamica, tra i quali anche esponenti di Sel e del Pd cagliaritano, ha esposto striscioni con la scritta “Liberate Rossella”. Alla manifestazione era presente anche una delegazione di Samugheo, il paese natale della giovane rapita, nella provincia di Oristano.

La Urru è l’unica italiana che lavora nel campo profughi saharawi, e la seconda connazionale nelle mani dell’Aqmi. Il 2 febbraio scorso era stata infatti rapita Maria Sandra Mariani, 53 anni, turista fiorentina che si trovava nel sud dell’Algeria. Fonti ufficiali del Mali hanno smentito “ancora una volta, con forza” la presenza di ostaggi nel deserto del paese.

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