Milioni di euro concessi come contributi statali all’editoria attraverso una cooperativa “di facciata”, per gli inquirenti utile solo a far arrivare i soldi e “costruita senza avere le finalità della cooperativa, di cui aveva il nome e niente altro”. E’ per questa nuova inchiesta che il coordinatore nazionale del Pdl Denis Verdini, e con lui altre 18 persone, dovranno rispondere di truffa aggravata in danno dello Stato.

Nel mirino della magistratura fiorentina è finita l’erogazione dei contributi all’editoria – per quanto riguarda Verdini – a partire dal 2005: in totale 10.892.013 euro concessi alla Società Toscana di Edizioni srl, editrice del Giornale della Toscana, allegato regionale de il Giornale. I contributi ottenuti dalla società sono arrivati attraverso la Nuova editoriale scarl, cooperativa presente con il 51%. E il 51% è proprio la quota minima di una coop per ottenere soldi statali. Questa stessa cooperativa, però, secondo la Procura era “fittizia” e le indagini stanno proseguendo con l’esecuzione, avvenuta stamani, del decreto di sequestro preventivo emesso il 18 ottobre dal Giudice per le indagini preliminari di Firenze.

Il decreto ha portato gli uomini del Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di Finanza di Roma a perquisire la sede del quotidiano toscano dove sarebbero stati acquisiti documenti ritenuti molto utili alle indagini. L’inchiesta riguarda anche un’altra cooperativa, la Settemari scarl, attraverso cui viene dato alle stampe Metropoli, settimanale di informazione locale presente anche sul web, diretto da Fabrizio Nucci.

Sempre oggi, infatti, i carabinieri del Ros di Firenze hanno passato al setaccio la sede della società e gli uffici: a quanto si apprende sono in corso indagini preliminari per la stessa ipotesi di reato. Sotto inchiesta quindi “ci sono altre persone – confermano fonti della Procura – che vanno ad aggiungersi ai diciannove indagati per i soldi alla Ste srl”.

La somma di 10 milioni di euro e passa è oggetto del sequestro preventivo – ovvero di beni per un valore equivalente – nei confronti della società editrice del Giornale della Toscana e fa riferimento ai finanziamenti pubblici concessi dopo il settembre 2005. In realtà però i soldi arrivati nella casse della società dalla sua apertura sono molti di più e, dall’inizio dell’attività editoriale, si aggirano sui 17 milioni di euro. Secondo gli inquirenti, che hanno puntato i fari sugli ultimi sette anni di contributi ,”i soldi non andavano dati perché non esistevano le condizioni e i presupposti”. Tra i beni sequestrati agli indagati ci sarebbero abitazioni, altri beni immobiliari ed automobili. A proposito dell’indagine e dei sequestri Verdini si è detto “offeso e costernato”. Il risultato di quella che ha definito ironicamente una “brillante iniziativa” che “ha portato al sequestro dell’immobile del Giornale della Toscana, è stato invece quello di rischiare di mandare in mezzo a una strada non meno di 30 lavoratori per un reato che non esiste”.

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