Umberto Bossi ha confermato la linea della fermezza contro i ritocchi alle pensioni d’anzianità proposti da Silvio Berlusconi, determinando di fatto lo stallo totale dell’esecutivo. Ma qualcosa, comunque, sembra muoversi. Una sorta di “accordo” si sarebbe comunque trovato, quel tanto per far vedere all’Europa che l’intenzione di lavorare nel senso indicato c’è, solo che i tempi, in qualche modo, li vuole dettare l’Italia. Il dato politico, dopo una giornata che è stata solo un lungo vertice di maggioranza, è però sempre più chiaro: le sorti del governo, oggi più che mai, sono nelle mani del leader del Carroccio. Eppure, per quanto il Senatùr sia tentato di staccare la spina, di fatto è costretto a temporeggiare: ha bisogno della garanzia che si vada a elezioni anticipate senza passare per un esecutivo tecnico o di transizione. Per un semplice motivo: anche lui, come il Cavaliere, vuole presentarsi alle urne con l’attuale legge elettorale così da poter epurare i maroniani.

La lista già esiste da tempo. E’ custodita da Rosy Mauro, asse portante del cerchio magico, nonché unica interlocutrice della moglie del Senatùr, Manuela Marrone. Un elenco di parlamentari, per lo più deputati, che in questi mesi si sono macchiati della grave colpa di aver criticato il Capo e si sono schierati con Roberto Maroni, il ministro dell’Interno che la base del partito vuole leader e lo invoca come presidente del Consiglio. In cima alla lista c’è Giacomo Stucchi, che poche settimane fa era candidato a sfilare la carica di capogruppo a Montecitorio del bossiano Marco Reguzzoni. E anche Giancarlo Giorgetti, segretario del Carroccio in Lombardia, è finito nella lista nera, colpevole di aver candidato sul territorio troppi maroniani.

C’è poi Davide Caparini, che con il padre Bruno si sono contrapposti al cerchio magico in ogni modo, fino a staccarsi dalla segreteria provinciale di Brescia e istituire una sorta di feudo in val Camonica, a Ponte di Legno. Da epurare anche Paolo Grimoldi, monzese fautore della diffusione del movimento dei giovani padani in molte regioni del nord e centro Italia, considerato l’uomo di Maroni tra i giovani del Carroccio. Altro da cancellare dalle liste è Raffaele Volpi. Bresciano, braccio destro di Fabio Rolfi, il maroniano che a Brescia ha sconfitto il candidato del cerchio magico, Mattina Capitanio (sostenuto dall’ assessore regionale allo Sport e giovani Monica Rizzi, “tutor” di Renzo Bossi in Lombardia), conquistando la poltrona di segretario provinciale. Poi ci sono gli emiliani: Fabio Rainieri, Gianluca Pini ed Emanuela Munerato. Tutti “scoperti” e lanciati da Maroni.

Il ministro dell’Interno venerdì prossimo arriverà fino a Lendinara, un paesino sperduto nel nulla ai confini dell’Emilia Romagna, per partecipare a un convegno sul federalismo organizzato da Munerato. E con Maroni hanno garantito la loro presenza il governatore del Piemonte, Roberto Cota, e il sindaco di Verona, Flavio Tosi. Altro frondista che il cerchio magico sta cercando di cacciare da settimane, ma ha dovuto rinunciare: “Se cacciano Tosi viene giù tutto”, aveva detto l’altro sindaco maroniano Attilio Fontana, primo cittadino di Varese. Ma per colpire Tosi, Rosy Mauro ha inserito due deputati considerati a lui vicini: Matteo Bragantini e Giovanna Negro. Ovviamente anche loro maroniani. C’è poi Nunziante Consiglio, storico organizzatore della Berghem fest, dove Maroni è preferito al Capo. E ancora: Giovanni Fava e il giovanissimo Maurizio Fugatti, segretario trentino da sempre distante da posizioni cerchiste. Per questo la Lega vuole elezioni anticipate. Lo ha detto a chiare lettere anche Bossi oggi, dopo giorni di silenzio: “Nessun governo tecnico”.

Di diverso avviso, ovviamente, i maroniani. Che non sono rimasti a guardare. Anzi, alla Camera, dove sono la maggioranza del Carroccio, si sono riuniti in serata per valutare l’ipotesi di una fine anticipata del governo e prepararsi alla scalata del partito e al dopo Berlusconi. Ma i fedeli del ministro dell’Interno vogliono un esecutivo di transizione che cancelli il porcellum e ritorni alla preferenza secca. Un esecutivo a cui potrebbero dare il sostegno esterno su alcuni punti necessari, a partire dalle misure a favore del rilancio economico del Paese. Ma basta leggi ad personam per il premier, basta mafiosi salvati con il voto di fiducia, basta lasciare inascoltata la base e i militanti che nell’ultimo anno sono diminuiti notevolmente: l’ultimo sondaggio che gira in via Bellerio assegna al Carroccio appena il 5,3%. Così facendo, ragionano i maroniani, si potrebbe riprendere in mano la guida del movimento recuperando così parte del consenso perso. Ovviamente Bossi non si tocca: è il cerchio magico che va annientato, è il “tumore” da estirpare. Sul territorio l’esercito è già pronto, finora è mancato il generale. Quel Roberto Maroni voluto dalla base.

di Sara Nicoli e Davide Vecchi

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