Protesta dei lavoratori della Ims (foto da Varese News)

Accordo fallito. E un altro pezzo d’industria nazionale se ne va. Qualcuno ancora la ricorda come Emi Records, oggi si chiama Ims (International Media Service srl) ed è la stessa storica fabbrica di prodotti discografici che da Caronno Pertusella in provincia di Varese, ha impresso per 50 anni milioni di dischi in vinile e di audiocassette con le musiche di Vasco Rossi, Joe Cocker e i Rolling Stone, per fare solo alcuni nomi. Bene, questo pezzo di industria leader nello stampaggio di cd e dvd, praticamente non c’è più: neppure la trattativa tra azienda e lavoratori tentata ieri in Regione ha sbloccato la situazione e l’unica prospettiva ufficiale punta dritto al fallimento.

L’incontro era atteso da una settimana. Si doveva trattare su un accordo per estendere la cassa integrazione a tutti e 132 i dipendenti. Durante la riunione, durata oltre quattro ore, è arrivata invece la doccia fredda: l’azienda ha comunicato alle parti sociali che già il 12 ottobre l’assemblea dei soci aveva deliberato la messa in liquidazione della società con relativa interruzione delle produzioni, pur continuando a far balenare l’interessamento di un mai precisato acquirente cui cedere almeno un ramo d’azienda in cambio di ossigeno. Servono infatti 200mila euro subito per pagare gli stipendi arretrati di settembre. Niente da fare, fine delle speranze. Ora si attendono decisioni relative alla scelta di procedere sulla via del concordato preventivo o con la dichiarazione di fallimento.

L’amministratore delegato in tarda serata ha avanzato la proposta di anticipare una parte per poi saldare l’intero importo entro fine mese. Ma senza fornire alcuna garanzia. Tanto che la controparte sindacale ha giudicato la proposta “irricevibile”.

La notizia è stata presa con disperazione ai cancelli della fabbrica. Qui gli operai sono in presidio da una settimana e l’intenzione, a questo punto, è di proseguire a oltranza con il picchetto per non far cadere l’attenzione sulla vicenda e sul loro destino.

Impossibile, pare, ridare una speranza all’azienda. Anche se gli ordinativi, per alcune delle produzioni, erano in aumento. Ma non è abbastanza. Da una parte c’è la crisi del settore legata allo sviluppo di nuovi media e alla pirateria, dall’altra ci sono scelte di riconversione tecnologica e di politica industriale da parte della nuova proprietà che non hanno pagato e al contrario hanno portato la Ims ad essere via via meno competitiva sul mercato. Peggio, in pancia la Ims ha ancora 1,3 milioni di euro di crediti esigibili nei confronti di Emi Records. Soldi che potrebbero facilmente sanare il contenzioso con i lavoratori e offrire una qualche speranza. Ma questo non è accaduto e la stessa proprietà, subentrata a giugno a quella storica, ha ammesso gravi errori gestionali. Pur di avere commesse, infatti, ha accettato ordinativi a prezzi stracciati, tali da non coprire neppure i costi e i fornitori con il risultato di lavorare in perdita anziché in attivo.

Tutto questo con ovvie ripercussioni dentro i cancelli. Perché nel frattempo le relazioni con i lavoratori sono diventate sempre più complesse e tese. Gli stipendi non sono arrivati e fino a quando era in funzione, neppure il gas necessario alla mensa era stato pagato. «Era stato poi raggiunto un accordo che prevedeva il pagamento delle spettanze di settembre a fine ottobre. Ma anche questo è saltato. Sul futuro c’è ancora molta incertezza», spiegano Roberta Tolomeo della Slc Cgil, Maurizio Manfredi della Uilcom Uil e Antonio Ferrari della Al-Cobas Cub. Per ora, trattative interrotte. E a Caronno, fuori dai cancelli di via Bergamo al 315 si annunciano nuove proteste. La parola, presto passerà al Prefetto. Sul suo tavolo finirà infatti quella procedura di concordato fallimentare che nessuno voleva.