C’era una frase che si è nascosta per due giorni nel mio cervello e che non riuscivo a fermare. Non ricordavo nemmeno bene dove l’avevo letta. Poi la crisi di rimbambimento è passata e la frase è venuta a galla. L’ha riportata Luca Telese nel post in cui ha raccontato dal vivo cosa è successo sabato pomeriggio a Roma. Dice Luca che quando alcuni manifestanti hanno provato ad arrestare la furia degli incappucciati uno di loro ha reagito dicendo: “Lasciateci lavorare”. Non è la prima volta che qualcuno adopera un’espressione analoga.

Correvano gli anni ’90, quando l’allora presidente del Consiglio che è presidente del Consiglio ancora oggi, usò la stessa frase per denunciare come, a suo dire, l’opposizione parlamentare vestisse per l’appunto i panni dell’opposizione (o almeno ci provasse) e tentasse di frapporsi ai progetti che B. coltivava di ristrutturazione (…) dello Stato. Ora: va da sé, lo sottolineo per non non turbare altrui sensibilità, che tentare (malamente) di governare è altra cosa dal distruggere Audi e sportelli Bancomat. Ma quando sento qualcuno che diffida, o tenta di screditare, o umilia qualcun altro perché a suo dire “non lo fa lavorare” il brivido è sempre quello. Noto in questa frase la totale assenza di voglia di dialogo e di sensibilità al dubbio; nonché una certa dimensione messianica (“Io so cosa devo fare sono gli altri che o me lo impediscono o  –  come racconta sempre Luca Telese –  non capiscono un cazzo”) e un delirio d’onnipotenza  che è distante anni luce per natura da qualunque riflessione personale o di gruppo.

Nella testa di chi vuole essere lasciato in pace perché ha un “lavoro” da svolgere c’è solo il desiderio forse patologico di arrivare in fondo, di aver ricevuto la luce da non si sa quale divinità illuminata e certo non può essere arrestato da qualcosa di così sottile e per sua natura impalpabile, e a volte nemmeno spiegabile, come il dubbio. Il loro non è un lavoro nel senso nobile del termine: quello che fonda la nostra Repubblica, per capirci, e le vite di chi la abita. Chi non vuole essere disturbato dal dubbio ha un mandato che è un’altra cosa. Chi siano i mandanti: è questa l’eterna angosciosa domanda.

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