”La condizione che mi viene posta” dall’Udc di “accantonare Berlusconi  è una condizione impraticabile e ingiusta”. Il segretario del Pdl Angelino Alfano prova a mettere un punto sulle polemiche interne al partito riguardo al ruolo futuro del presidente del Consiglio. Al convegno organizzato a Saint Vincent dal ministro per l’Attuazione del programma Gianfranco Rotondi, Alfano apre ai centristi, ma avvisa: “Io lavoro all’aggregazione di moderati senza condizioni capestro”.

L’intervento del segretario Pdl è cominciato con toni da campagna elettorale: ”Sarà l’ottimismo della volontà oppure quello della ragione che mi animano, ma conservo l’ottimismo di chi pensa che possiamo vincere le elezioni nel 2013”, ha esordito.

Ma più che analizzare la situazione del partito, al cui interno di recente ci sono stati segni evidenti di disaccordo su molti temi fondamentali, Alfano attacca la coalizione avversaria e dice: ”Nell’ultima settimana la sinistra ha dato altri due segni della sua incapacità di decidere, sulla scelta del presidente dell’Anci e del giudice della Corte Costituzionale. Sono divisi su tutto, non trovano un accordo in casa loro, come potrebbero trovarlo quando decidere per la casa di tutti gli italiani”? Poi, commentando le ultime consultazioni elettorali, quelle amministrative, ha aggiunto: “La sinistra italiana è stata l’unica al mondo capace di perdere quando avevamo perso noi”. Ecco perché il segretario azzurro, guardando al futuro, sostiene di vedere comunque possibile la vittoria alle prossime elezioni politiche, perché, ha detto, “noi abbiamo sempre messo al centro della nostra politica i cittadini e non si può negare quello che è sotto gli occhi di tutti. Gli italiani sceglieranno chi ha messo al centro la libertà”.

Al di là dei proclami, però, il punto nevralgico dell’incontro di oggi – intitolato “Verso un nuovo Pdl” – è e resta la successione a un leader, Silvio Berlusconi, al quale in molti chiedono un passo indietro. E mentre Alfano continua a ribadire che di mandare in pensione il capo non se ne parla,  il governatore della Regione Lombardia Roberto Formigoni in una intervista rilasciata al quotidiano La Repubblica aveva invece detto chiaramente che Berlusconi “non sarà il candidato nel 2013”. Secondo Formigoni si tratta di “una scelta ormai compiuta dal presidente” e che “va portata a conoscenza dei nostri alleati, degli elettori, degli interlocutori politici” mentre al segretario Angelino Alfano spetta il compito di “imprimere una svolta, aprire al centro e indire primarie, anche per il candidato premier”. Il Governatore ha parlato anche da Saint Vincent, ribadendo la necessità di un “partito nuovo”, non nel senso di rinnegare la Carta dei valori fondamentali, ma semmai applicarla con maggiore convinzione.

Quanto alle posizioni dei “dissidenti” Claudio Scajola e Beppe Pisanu – che secondo indiscrezioni stanno preparando un documento in cui invitano all’allargamento del Pdl verso il centro, avanzano proposte alternative sul ddl intercettazioni e, in definitiva, gettano le basi per la formazione di un governo di transizione fino alle prossime elezioni – non sono, secondo Formigoni, “il preannuncio di uno strappo, ma uno stimolo per il governo”.

Ma le acque del Pdl sono tutt’altro che calme, come dimostra il botta e risposta tra diverse fronde per quanto riguarda il condono – che ancora non si è capito se sarà tombale, fiscale o edilizio. Mentre il ministro dell’Economia Giulio Tremonti aveva espresso una parere nettamente contrario, dopo che da palazzo Chigi era arrivata la smentita, i capigruppo di Camera e Senato Maurizio Gasparri e Fabrizio Cicchitto avevano invece mostrato delle aperture.

Sull’ipotesi è intervenuto anche il leader della Lega Nord Umberto Bossi: “Non ho capito perché il condono, forse vogliono i soldi per fare nuove leggi”, ha detto parlando con i cronisti nel pomeriggio, a margine del congresso provinciale della Lega Nord a Varese. E sulla fronda di Scajola e Pisanu ha commentato: “Ma dove vanno senza Berlusconi, chi è che piglia i voti? Scajola?”. Poi, rivolto ai giornalisti ha aggiunto:”Berlusconi l’avete trasformato in un criminale però è ancora abbastanza simpatico a una bella fetta di gente”. Il leader del Carroccio, poi, è intervenuto anche su altri temi: sull’ipotesi di una nuova legge elettorale ha detto che “bisogna trattare con tutti e poi vediamo. La legge va fatta come vogliono gli alleati”, perché, ha spiegato, “servono i numeri”  aggiungendo che “la gente oggi vuole scegliere il candidato e non il partito”.

Sull’infuocato duello tra il presidente del Consiglio e Tremonti, Bossi sceglie una posizione intermedia: “Io sto a metà, sono amico di Tremonti ma ho fatto l’accordo con Berlusconi che mi ha dato i voti per il federalismo”. E spiega che spera “di riuscire a mediare”, aggiungendo: “Penso che delle vie si possano trovare”.

Sui dissidi interni al partito e sui frondisti Alfano ha tentato di gettare acqua sul fuoco sostenendo che “c’è un eccesso di enfasi sull’ipotesi di divisione interne al Pdl. Quando nel partito non ci sono discussioni, si dice che siamo una caserma e quando si discute che c’è il caos”. Poi ha spostato di nuovo l’attenzione sul centro sinistra, affermando: “La sinistra pensa che se si facesse il governo di larghe intese o, peggio, se invece di Berlusconi andasse al governo Bersani a Wall Street si emozionerebbero. Pensano che se vincesse Bersani le borse subirebbero una spettacolare impennata e i mercati recupererebbero fiducia”.

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