La locomotiva cinese sembra finora al sicuro dagli effetti più gravi della crisi finanziaria ed economica iniziata nel 2008. Le cose potrebbero invece non essere così lineari. Giovedì infatti l’agenzia di stampa ufficiale Xinhua ha riferito che nella città di Wenzhou, nella provincia sudorientale dello Zhejiang, circa un quinto delle 360 mila piccole e medie imprese locali è stato costretto a bloccare le attività negli ultimi mesi. La causa sembra essere una micidiale carenza di credito, che spinge gli imprenditori cinesi a rivolgersi ai canali del cosiddetto «credito informale», spesso a tassi da usura.

Secondo la stampa locale, almeno 80 imprenditori sono scappati dalla provincia perché non erano in grado di ripagare i prestiti contratti con le banche e con gli usurai. E c’è anche un caso accertato di suicidio di un imprenditore, proprietario di una fabbrica di scarpe, che per questo motivo si è ucciso lanciandosi dal tetto del suo stabilimento.

Alla base della contrazione delle attività delle piccole imprese dello Zhejiang, secondo le stime del Credit Suisse, c’è la diminuzione dei prestiti e della disponibilità di contante, conseguenza a sua volta delle misure di stretta creditizia decise dal governo per tenere a freno l’inflazione. Dall’inizio dell’anno il governo ha cercato di raffreddare le spinte inflattive ordinando per ben tre volte un aumento del tasso di interesse di base e per sei volte alle banche di aumentare le proprie riserve valutarie. Secondo gli analisti del Credit Suisse, questo ha spinto molti piccoli imprenditori, ma anche famiglie indebitate per l’acquisto di una casa, verso il settore del credito informale, che può arrivare a tassi del 70 per cento, per prestiti a breve termine che le piccole imprese usano talvolta come «ponte» in attesa dei finanziamenti bancari.

Le stime del Credit Suisse valutano una crescita del 50 per cento annuo di questo mercato dei prestiti a usura, con un valore complessivo che quest’anno potrebbe superare i 600 miliardi di dollari, circa l’8 per cento del valore del settore bancario ufficiale.

Dong Tao, capo economista della sezione del Credit Suisse che si occupa dei mercati asiatici, ha definito la questione dei prestiti a usura come «una bomba a tempo» inserita nel sistema economico cinese.

Ulteriore indicazione delle aspettative negative degli economisti sono i dati pubblicati giovedì dal Financial Times, secondo cui il mercato dei credit default swaps (in pratica «assicurazioni» finanziarie contro il rischio di fallimento) per i debiti del governo cinese, è arrivato a quasi 8,5 miliardi di dollari, rispetto agli 1,6 miliardi di due anni fa. È come se una parte del mondo finanziario stesse scommettendo (o sperando) su quello che viene chiamato “hard landing”, atterraggio duro, dell’economia cinese. Gli osservatori fanno notare che ci sono segni di «surriscaldamento» già in alcuni settori, come quello delle proprietà immobiliari, dove i prezzi continuano a salire da ormai due anni e sono a livelli altissimi.

Più dei numeri dei mercati, però, pesano le parole del premier cinese Wen Jiabao che questa settimana ha lanciato un allarme sulla questione del credito per le piccole imprese. Wen Jiabao ha usato proprio la visita a Wenzhou per dire che “bisogna assumere misure efficaci per contenere questa tendenza del ricorso all’usura, colpire il mercato del credito illegale e assicurare un’adeguata gestione dei problemi della mancanza di capitale per impedire che si estendano su scala regionale”.

Non è quello del credito l’unico problema che la Cina si trova ad affrontare. Secondo i dati diffusi a giugno dal governo cinese, i governi locali hanno accumulato debiti per oltre un trilione e mezzo di dollari, pari a circa il 25 per cento del pil cinese. L’agenzia di rating Fitch, all’inizio di settembre, stimava che tra l’8 e il 10 per cento di questi debiti potrebbe essere “cattivo”, ovvero impossibile da riscuotere da parte delle banche. La combinazione dei due fattori, debiti e mancanza di liquidità, potrebbe, nella peggiore delle ipotesi, innescare un terremoto finanziario ed economico capace di far deragliare anche la locomotiva cinese.

di Joseph Zarlingo

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