Un esposto, firmato dalla presidente della holding e figlia del presidente del Consiglio Marina Berlusconi, contro la sentenza d’appello del lodo Mondadori, che aveva condannato la Fininvest a pagare 564 milioni di euro, è stato presentato al ministero della Giustizia e al procuratore generale presso la corte di Cassazione.

Nel documento si fa riferimento a un “fatto gravissimo”, e a “sconcertanti omissioni”: nella sentenza d’appello, in sostanza, i giudici avrebbero fondato la loro decisione su un precedente “ritenuto decisivo” che però, si legge sempre nel documento, “non esiste, ma viene creato attribuendo alla Cassazione una tesi mai espressa dalla suprema Corte”.

Il precedente esistente è “di segno contrario” e “avrebbe comportato una decisione opposta, favorevole a Fininvest”. Nella sentenza di luglio la Corte milanese, ritenendo che il verdetto della Corte d’Appello di Roma del 1991, favorevole a Fininvest, fosse frutto di corruzione, ha stabilito che poteva e doveva rifare la causa del 1991. Ma, si sostiene ancora nella nota, “il codice di procedura civile dispone esplicitamente che per ottenere l’annullamento e l’eventuale sostituzione di un verdetto già passato in giudicato bisogna proporre azione di revocazione.

Invece, nella sentenza di luglio la Corte d’Appello di Milano ha scelto di seguire il principio affermato dalla Cassazione penale in una sua decisione secondo cui, in caso di corruzione del giudice, “la sentenza è inesistente e qualsiasi giudice civile può e deve rifare la causa e rideciderla”. Ma questa possibilità, secondo Fininvest, non esiste. E infatti, si legge nella nota diramata da Fininvest, “chiunque, leggendo nella sua versione integrale e originale il ‘precedente’ citato dalla Corte di Milano, constata senza possibile ombra di dubbio che la Cassazione ha affermato esattamente l’opposto, e cioè che non esiste altra via – diversa dalla revocazione – per rimettere in discussione quanto deciso dalla Corte d’Appello di Roma”. E quindi Cir, per ottenere una nuova sentenza, avrebbe dovuto presentare richiesta di revocazione, cosa che di fatto non è mai avvenuta.

“Ciò che è sconcertante”, si legge ancora nell’esposto dell’azienda di proprietà del premier, è che la Corte milanese non solo ha omesso di citare i numerosi passi nei quali, inequivocabilmente, la Cassazione afferma il contrario di quanto le si fa dire, ma ha anche trascritto un ampio stralcio della decisione della Corte Suprema sostituendo, con puntini di sospensione, un inciso nel quale ci si riferiva in modo esplicito alla revocazione.”

E’ l’ultima contro-mossa in difesa di Fininvest da parte di Marina Berlusconi, che ha definito la sentenza “un esproprio di dimensioni spropositate a favore del gruppo De Benedetti“. Ma nel tardo pomeriggio è arrivata la replica di Cir, secondo cui il documento è “un tentativo pretestuoso e infondato di recuperare una situazione processuale difficile”.

L’esposto Fininvest, secondo Cir, è “infondato nel merito perchè si basa su una lettura fuorviante e lacunosa” di una sentenza della Cassazione, nascondendo che questa sentenza ne richiama una precedente che tratta la questione in maniera più approfondita, confutando, in sostanza, la tesi sostenuta nella nota firmata da Marina Berlusconi. E, quindi, l’oggetto dell’esposto sarebbe “del tutto inconsistente quando ritiene di segnalare come anomalo e riprovevole un fatto che invece è assolutamente abituale nella prassi di stesura delle sentenze, e cioè la citazione di precedenti limitata ai passi che il giudice ritiene pertinenti”. Sempre che non si voglia sostenere, fanno sapere ancora da Cir, “che lo stralcio sia stato fatto dolosamente”.

Ma in questo caso, continua la replica all’esposto della holding di Berlusconi, poiché l’azione sarebbe stata compiuta da un giudice animato dalla volontà di nasconderli proprio perché li sa contrari alla tesi prescelta, l’esposto accuserebbe, “sia pure obliquamente”, lo stesso giudice di un illecito. E siccome “i destinatari dell’esposto sono le Autorità competenti per l’esercizio dell’azione disciplinare nei confronti dei magistrati, sorge il sospetto che proprio questo l’esposto voglia adombrare”. Insomma, il dubbio che sembra sorgere, per Cir, è che vi sia un intento intimidatorio sotteso alla nota firmata da Marina Berlusconi. “Fininvest lancia un improprio atto d’accusa contro i giudici che hanno preso la decisione sgradita, e forse un implicito monito ai giudici dai quali teme, in futuro, altra decisione sgradita”, conclude la replica di Cir.

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