Conferenza stampa della famiglia Kercher dopo la sentenza d'appello

Amanda Knox e Raffaele Sollecito adesso sono persone libere. La studentessa americana, dopo la sentenza di ieri (leggi la cronaca), ha dormito con la sua famiglia in un luogo protetto. Poi, alle 9.30 di questa mattina, è arrivata all’aeroporto di Fiumicino e da lì in mattinata ha preso un volo diretto a Londra. Dalla capitale britannica proseguirà il suo viaggio per tornare nella sua città, Seattle.

Ma prima di andare via dall’Italia, Amanda ha voluto lasciare un messaggio, una lettera alla Fondazione Italia-Usa, che è stata al suo fianco nel corso di questi quattro anni di detenzione. «A tenermi la mano e a offrirmi sostegno e rispetto attraverso le barriere e le controversie c’erano degli italiani. Chi mi ha scritto, chi mi ha difesa, chi mi è stato vicino, chi ha pregato per me. Vi sono sempre grata. Vi voglio bene», c’è scritto nella missiva. La lettera ha voluto essere un ringraziamento ai “tanti italiani che l’hanno sostenuta ed appoggiata in questi anni di ingiusta detenzione e che hanno creduto in lei e nella sua innocenza”, ha dichiarato il segretario generale della fondazione Corrado Maria Daclon.


video di David Perluigi

Raffaele, che ieri aveva confidato ad uno dei suoi avvocati il desiderio di tornare a Terni e “rivedere il mare”, ha anche aggiunto: “Finalmente mi sono riappropriato della mia vita. Ora voglio stare solo con la mia famiglia, non ho altri desideri particolari”, ha detto il giovane, che poi non ha escluso l’ipotesi di rivedere Amanda. Ma in futuro: “Ora sto cercando di riprendermi. Sono ancora spaesato”. Il padre, Francesco Sollecito, che in questi anni non si è perso nemmeno un’udienza del figlio, ha detto: “La corte di Perugia mi ha finalmente restituito Raffaele. Ora potrà riassaporare la vita”.

Resta il dolore, composto, della famiglia di Meredith, che dopo la conferenza stampa di ieri prima del verdetto, questa mattina è tornata a parlare con i cronisti. “Nessuno uscirà felice da questa situazione, ma continuiamo ad avere fiducia nella giustizia italiana”, ha detto la madre di Meredith Kercher, annunciando la volontà di ricorrere contro a sentenza in Cassazione. “Adesso dobbiamo ancora metabolizzare questa decisione”, ha aggiunto.

“E’ stato uno choc, eravamo preparati per tutti i tipi di sentenza, ma prima di saperlo non sapevamo come ci saremmo sentiti.  Siamo delusi ed è molto difficile perché non abbiamo nessuna risposta”, ha detto la sorella di Mez, Stephanie. Che ha aggiunto: “Non possiamo perdonare nessuno perché non sappiamo chi ha commesso il crimine”. Più concreto il fratello Lyle, che ha spiegato che non c’è il desiderio di vendetta, di vedere “in prigione degli innocenti”, ma “resta l’interrogativo: se Rudy Guede è stato condannato con l’accusa di omicidio in concorso, chi sono gli altri?”. L’ivoriano infatti resta in carcere con una condanna a 16 anni di reclusione.

Il nostro sistema giudiziario è il più garantista di tutti, forse anche un po’ troppo…Questa è una questione che merita più di una riflessione, forse”. La pubblica accusa commenta così con l’inviato dell’Ansa la sentenza guardando già al ricorso in Cassazione. “Perché il ricorso ci sarà, ne sono certo. Dobbiamo solo attendere di conoscere le motivazioni. Entro 90 giorni dalla sentenza, e poi ci saranno i 45 giorni a disposizione per avviare la strada per il terzo grado di giudizio”, dice Giuliano Mignini, che con Manuela Comodi, ha rappresentato l’accusa. Intanto, a bocce per ora ferme, Mignini le sue considerazioni le fa già. Il pm non getta la spugna, e quando parla del nostro sistema giudiziario vuole in realtà riferirsi anche alle accuse e agli attacchi che sono venuti d’Oltreconfine. “Io ho rispetto per tutti gli ordinamenti giudiziari, però pretendo che anche gli altri rispettino il nostro. Mi riferisco a tutti i soggetti intervenuti”, dice, e aggiunge “mi riferisco anche alla stampa”, che avrebbe avuto un ruolo non secondario nel disegnare in un certo modo l’intero processo, quasi contribuendo a un clima non proprio sereno intorno al dibattimento.

Sulla sentenza è intervenuto anche il premier inglese David Cameron, che, durante una convention dei Tories, ha invitato tutti a rivolgere un pensiero ai familiari di Meredith Kercher perché, ha detto, “prima avevano una spiegazione per quello che è successo alla figlia e ora non ce l’hanno più”. In generale, la stampa britannica, che in questi anni, soprattutto da parte dei tabloid, non aveva mancato di schierarsi sul fronte colpevolista, ha avuto reazioni contrastanti dopo l’assoluzione della Knox e di Sollecito. “Cry Freedom”, “Grido di libertà”, titola The Sun, mentre il Guardian, concede alla Knox la fine di un “incubo”. Più schierato il Daily Mail, che usa l’appellativo di “Foxy”, sinonimo di “sexy” come soprannome per la Knox, denunciando i “milioni” che la studentessa americana è, a giudizio del quotidiano, pronta a incassare per concedere interviste e memoriali ai media di tutto il mondo.

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