Hanno fatto il giro del mondo le ultime esternazioni di Gheddafi: “La Libia è un paese di m…”.

Un autogol ancora più pesante se si pensa che, quando decise di scendere in campo per il bene del popolo libico, aprì il discorso dichiarando che “la Libia è il paese che amo”.

Capisco che il colonnello sia un po’ seccato perché il suo popolo si è mostrato immotivatamente irriconoscente dopo 40 anni di feroce dittatura e gli abbia scrostato l’oro dai cessi del suo bunker a colpi di granata, ma una frase del genere è inammissibile.

Oltre ai reality e al precariato fino ai 78 anni, è proprio questo che rende oggettivamente superiore il mondo occidentale, l’Italia in particolare, rispetto al mondo arabo: in un paese civile come il nostro un leader non si sarebbe mai permesso una sparata così grossa.

Per non parlare della dignità della donna: nel mondo arabo le trattano da bestie. E’ accertato che Gheddafi abbia violentato le donne che aveva assunto come guardie del corpo. Ma dico io, se a Gheddafi veniva duro solo con le divise poteva semplicemente organizzare qualche festino e affittare i costumi da poliziotto come si fa qui da noi. E senza ricorrere alla violenza! Sarebbe stato sufficiente promettere qualche posto al parlamento europeo o alla tv libica.

Certo, c’era sempre il rischio di essere ricattato, ma uno con le sue risorse poteva tranquillamente permetterselo. Tanto, tutto quello che avrebbe speso lo avrebbe fatto ritornare in tasca con una finanziaria o facendo rientrare gratuitamente dall’estero, grazie ad un bel condono, i soldi che aveva occultato in qualche paradiso fiscale.

Insomma caro Muammar, sei stato un m…one. Se avessi seguito questi piccoli accorgimenti a quest’ora saresti ancora con le mutande calate seduto sulla tua tazza d’oro a leggere Topolino e non in fuga verso il Niger rincorso da decine di processi a sfondo sessuale. Ad ogni modo nulla è ancora perduto del tutto, altrimenti il segretario del tuo partito non avrebbe sfidato il ridicolo annunciando la sua candidatura per le elezioni libiche del 2013.

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Lo Starnuto

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