Chiamiamo le cose col loro nome e cognome e senza farci intorno troppi giri di parole. La mancata assegnazione della Coppa America è un’autentica figuraccia per Napoli. Anzitutto, per alcune elementari considerazioni di comunicazione e di marketing politico. I quotidiani locali del mese di agosto sono stati occupati militarmente da politici e imprenditori che davano per certa la notizia, anzi, già  litigavano su come e dove dividere compiti, responsabilità, progetti e finanziamenti. Mentre gli americani di Oracle ci guardavano perplessi, e avviano una trattativa con Venezia, poi conclusa felicemente (per loro).

Poi: perché gli americani hanno spento il loro iniziale entusiasmo? Le parole migliori le ho lette sulla rete, sono il commento a un post di un amico: “Tu dopo aver visto come si sono strutturate le città come Valencia, S. Francisco e San Diego, daresti una competizione che si svolge fra poco più di 15 mesi ad una città come Napoli che non è riuscita a buttare giù il relitto dell’Italsider in 20 anni?”. Il motivo è anche e soprattutto qui. Nei fallimenti della mancata bonifica di Bagnoli, l’area che avrebbe dovuto ospitare il quartier generale della Coppa, ammorbata di veleni e schifezze dello stabilimento dismesso. Pensate un po’ che faccia avranno fatto gli organizzatori della più prestigiosa gara velica del mondo quando hanno letto che si ipotizzava di stendere un telo sulla ‘colmata a mare’ di Bagnoli per proteggere velisti e turisti dai rischi del contatto con sostanze ritenute inquinanti.

Macché telo. Stendiamoci sopra un velo pietoso. E dimentichiamo al più presto questa figuraccia.

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