Voci contrastati arrivano dal Giappone: qualche giorno fa il governatore di Niigata (città a 260 km a nord di Tokyo), Hirohiko Izumida, aveva dichiarato: ”Occorre esaminare prima il disastro nucleare della centrale di Fukushima. Non è il momento di discutere di ipotesi di riattivazioni”. Una posizione rafforzata dal premier Naoto Kan che, in occasione dell’anniversario di Hiroshima, ha parlato della necessità di ridurre la dipendenza dall’energia nucleare.

A smentirli oggi, la decisione della prefettura e delle autorità locali di Hokkaido, isola settentrionale del Giappone, che sancisce la riapertura di uno dei reattori della centrale di Tomari, bloccato dopo il terremoto e lo tsunami dell’11 marzo scorso. L’episodio era stato classificato come livello 7 della scala Ines (International Nuclear Event Scale), assegnato prima solo a Chernobyl, nel 1986. L’ultimo test, a Hokkaido, è stato fatto lo scorso mercoledì e la Nisa, l’Authority nucleare, ha confermato l’affidabilità del reattore da 912 megawatt. Fortemente contrario un gruppo di professori dell’università locale, secondo cui “Tomari è su una faglia attiva, risvegliata dal potente sisma del 1993”.

Com’era prevedibile, in base agli ultimi sondaggi, in Giappone la fiducia sulla sicurezza nucleare è crollata a poco più del 20%: ora il governo nipponico deve anche fronteggiare il rischio di carenza di energia elettrica. Sono operativi infatti solo 16 reattori su 54. La società che gestisce il sito riaperto, la Hokkaido Electric Power, ha fissato per il prossimo maggio il primo intervento di revisione dell’impianto. La zona intorno a Fukushima intanto è stata in buona parte ripulita e le macerie, molte delle quali radioattive, sono state stoccate in containers. Attivi anche gli impianti di decontaminazione dell’acqua, anche se la stampa nipponica denuncia ritardi: il trattamento ha riguardato solo 42.000 tonnellate di liquidi sul totale di 120.000. L’acqua depurata e lo svuotamento degli edifici dei reattori sono il presupposto per un sistema di raffreddamento stabile e per l’ ingresso nella fase due del piano che prevede la rimozione delle barre di combustibile spento, dalle vasche di contenimento. Una fase che stenta a decollare.

Prosegue anche l’analisi dei terreni: alti livelli di cesio radioattivo sono stati trovati nei terreni di Aizuwakamatsu, a 100 km dalla centrale danneggiata cinque mesi fa. L’isotopo rintracciato è stato misurato in concentrazioni di circa 186.000 becquerel per chilogrammo, mentre secondo gli standard di sicurezza nipponici, questo materiale può essere trasportato in discarica solo se il cesio radioattivo è pari o inferiore a 8.000 becquerel per chilo.

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