Il discorso al Paese del presidente del Consiglio non appassiona. Anche perché non possiamo ricordarne nemmeno uno: non l’ha mai fatto. Ci piace il pallone, ragazzi. E ci piacciono le rotondità, le ruote di un’auto di Formula 1 o i freni a disco di una moto Gp. Le guardiamo sfrecciare di notte e di giorno come un rituale religioso, una messa laica dei nostri desideri irrealizzabili. Il Gran Premio di Abu Dhabi è l’evento sportivo dell’anno: 10,5 milioni di telespettatori, 50 per cento di share.

Non c’è un partito o una coalizione che raggiunge la maggioranza assoluta dei votanti, eppure la Ferrari, pur scarsetta, ce l’ha fatta: un televisore su due di quelli accesi era sintonizzato su Rai1. E ora preghiamo, cioè riflettiamo. Le partite di calcio sono una garanzia, la Nazionale italiana va sempre oltre 8 o 9 milioni di spettatori e almeno il 30 per cento di share. La nostra azienda calcio è in recessione, neppure la famiglia Moratti spende, il campionato è noioso e la concorrenza europea è lontana. Ma Sky (satellite) e Mediaset (digitale) investono ancora sul pallone con la logica del mercato di periferia di qualità: tanta buona roba a poco prezzo. Sky Sport 1 è un telegiornale con decine di edizioni che inglobano l’allenamento dell’Inter e una vittoria di Francesca Schiavone, un rullo attivo 24 ore su 24 che segna una media di 58mila persone. Tutti i canali sportivi di Sky, alcuni spenti sei giorni su sette e accesi la domenica, sommano 123mila spettatori (23mila in più in una stagione). Mediaset Premium rincorre a 72mila con la serie B ricevuta indirettamente con il fallimento di Dahlia. La Rai è forte soltanto perché conserva la Ferrari e la Nazionale di Cesare Prandelli, nonostante i dubbi dei suoi lungimiranti dirigenti e le telecronache ammorbanti di giornalisti scongelati per l’occasione dagli anni ’50. Ben 51 ore di trasmissioni di calcio valgono 6,3 milioni di italiani, una costanza di rendimento impensabili per i programmi del sabato, i più costosi in assoluto. Che sia servizio pubblico o meno, un dibattito da lasciare volentieri ai commentari di professione, lo sport è un prodotto che funziona e limita i rischi. E la Rai che fa? Liquida la Champions, monopolio sul satellite di Sky e sul digitale terrestre di Mediaset, e con pigrizia conferma la Nazionale di calcio che viene servita come un aperitivo a colazione: senza una cucina di redazione, senza una copertura adeguata, in coda al telegiornale di Augusto Minzolini per fortuna in versione ridotta e poi, al triplice fischio, buonanotte.

La capacità (o il feticismo) di Sky e Mediaset Premium, specializzate sul calcio, sta proprio nel tessere un racconto, che sia ridondante e retorico pazienza, creare un momento all’apparenza unico per il telespettatore che avverte il gusto e il privilegio di essere un abbonato. Nei primi 30 appuntamenti più seguiti nell’anno, ovviamente zeppi di Nazionale e Formula 1, ci sono 5 incontri di Champions. La Rai era completamente padrona, adesso ha ceduto una partita in chiaro a Canale 5 o Rete 4. Uno scherzetto da 5 o 6 milioni di spettatori.

(Elaborazione Studio Frasi su dati Auditel).

Il Fatto Quotidiano, 13 agosto 2011

Nella foto Cesare Prandelli, da un anno commissario tecnico della Nazionale

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