E dopo i referendum? Qual è il passo successivo auspicabile? Dico subito – a rischio di risultare impopolare – che non mi convince il referendum sulla legge elettorale. (Con la stessa accetta con cui fino a poco fa si voleva tagliare tutto ciò che era o sembrava proporzionale adesso si taglierebbe il premio di maggioranza, e l’indicazione chiara del premier, pur di togliere le liste bloccate. Prima conseguenza: Terzo polo e centristi arbitri assoluti. Ma ne parlerò a parte..)

Per parlare del passo successivo auspicabile bisogna arrivare a una interpretazione definitiva di come e perché i referendum abbiano passato il quorum. Confesso che non ci credevo e ho pure perso una piccola scommessa, una cena. Non credo che a farci superare il quorum siano stati quelli che volevano principalmente far cadere il governo. Come ormai è stato sottolineato da più parti la vittoria deriva dalla preoccupazione per il nucleare e per l’acqua – forse addirittura più per l’acqua, si dice – che ha fatto presa in pezzi della società in genere molto lontani dalla sinistra.

Ecco perchè i comuni piccoli e medi del Trentino e del cuneese hanno votato più dei “metropolitani” milanesi e dei napoletani.

E’ stato un voto per i beni comuni, per l’alternativa ecologica?  Beh certo è stato un voto che dimostra che certe idee confindustriali ed economiciste, certe posizioni “liberiste” non sono popolari e vanno  forte solo perchè poggiano su poteri forti per denaro, più che per consenso.

Si può aggiungere che è un rilancio del valore dei referendum e di pronunciamenti popolari diretti. Mi piacerebbe pensare  che la prossima tappa di questa nuova tendenza sia un grande referendum per fermare l’avanzata del cemento e delle grandi opere inutili come la Tav in Valdisusa o la seconda tangenziale Ovest a Milano.

Si  tratta proprio di quelle devastazioni e di quegli sprechi che invece continuano anche là dove il centrosinistra (non tutti ma molti “centrisinistra”) vince.

E’ un referendum un po’ più difficile perché – a parte la difficoltà di individuare il quesito più efficace – perché a livello molecolare siamo davvero in tanti a essere coinvolti o corresponsabilizzati con le rendite immobiliari e gli investimenti nel mattone.

Ma anche senza centrali nucleari – e mantenendo le gestioni di acqua trasporti locali e rifiuti com’erano finora – l’Italia come belpaese non si salva se non fermiamo il cemento.

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