La cura per la sclerosi multipla potrebbe essere più vicina. Un team di ricerca italiano ha scoperto come rimediare alla degenerazione della mielina, la guaina che avvolge le fibre nervose e che nei malati si consuma, fino a scomparire, rendendo impossibili le comunicazioni tra i neuroni.

La scoperta, pubblicata sulla rivista Nature Neuroscience si deve al gruppo di Carla Taveggia, direttrice di un laboratorio dedicato agli studi sulla mielina dell’Istituto di Neurologia Sperimentale dell’ospedale San Raffaele di Milano.

La Taveggia, cervello rientrato in Italia dagli Usa con una borsa di studio dell’Associazione Italiana Sclerosi Multipla (che ha finanziato anche il laboratorio milanese) ha scoperto nel 2006 la Neuregulina I, un fattore di crescita della mielina.

Mancava però ancora la conoscenza dei suoi meccanismi di attivazione. Adesso i ricercatori italiani hanno identificato TACE (Tumor necrosis factor Alpha-Converting Enzyme), una molecola che agisce sulla Neuregulina I, inattivandola, bloccando, dunque, la crescita della mielina.

L’importanza della ricerca sta nel fatto che, avendo individuato la molecola che funziona da interruttore generale della mielina, grazie a farmaci già in uso si potrà ripristinare la mielina nei soggetti con sclerosi multipla, i cui neuroni non sono più protetti dalla “sostanza bianca”. E questo dovrebbe consentire il ripristino delle connessioni tra i neuroni.

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