Ho acquistato tre paia di slip al mercato. Io compro sempre al mercato il vestiario: per quel che posso, non finanzio la grande distribuzione. Gli slip costavano tre euro ed erano in puro cotone. Non ci sono più i bambini che lavorano nelle fabbriche. Come fanno a costare così poco? Sono rimasto inebetito con gli slip in mano. Poi ho pagato e sono andato via.

L’ambientalismo è simile al matrimonio. Nell’uno e nell’altro è necessario scendere a compromessi, a mediazioni. Perciò non si sta mai veramente bene né nell’uno né nell’altro. Nel matrimonio in compenso ci si può separare.

Ognuno di noi ambientalisti vive questa situazione sulla sua pelle. Per noi che siamo nati dopo la seconda guerra mondiale e siamo figli della rivincita sulla “povertà”, è ad esempio difficile rinunciare alla carne, con cui siamo stati sfamati in gioventù. Eppure rinunciare al consumo di carne, ben lo sappiamo, è necessario sia dal punto di vista etico sia da quello energetico.

Ma tutta la nostra vita è un continuo confrontarsi con scelte da fare, decisioni da prendere, compromessi a cui scendere. Prendete il banco del pesce. Sì, siete di fronte al banco del pesce. Cosa acquistate? Sicuramente non pesci allevati. Fanno una vita d’inferno e mangiano schifezze. Non gamberi allevati, per cui si distruggono le foreste di mangrovia. Non grandi pesci, un po’ perché si stanno quasi estinguendo (tonno), un po’ per le elevate dosi di mercurio. Il pesce azzurro è allora un buon compromesso. E vada per il pesce azzurro. Ma non i bianchetti, per carità: la loro cattura è un crimine.

Tre slip in cotone che costano tre euro quanto dureranno? E’ forse meglio comprare degli slip di marca perché durano di più? Ma sarà poi vero che durano di più? E poi ancora: è etico finanziare la pubblicità? E poi ancora ed ancora. Il cotone: la sua coltivazione è la seconda fonte di inquinamento agricolo al mondo. Slip di cotone bio? Vi sfido a trovarli sui banchi dei mercatini… Insomma, un bel casino.

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