“Dobbiamo difendere i valori che stanno alla base del nostro lavoro, come il principio di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge e l’indipendenza della magistratura. Perché senza questi principi non vi è stato di diritto e democrazia, ma illegalità, sopraffazione e ingiustizia”. Nella giornata istituita dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per commemorare le vittime del terrorismo, il tribunale di Parma non ha potuto non guardare al presente. Ripercorrendo la vita di grandi uomini come Emilio Alessandrini, Guido Galli, Vittorio Occorsio, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Rocco Chinnici (alla memoria dei quali è stata depositata una corona all’interno del tribunale di Parma), suonano ancora più offensive le parole comparse a Milano su uno striscione elettorale, Via le Br dalle Procure.

“Riprendendo le parole di Mario Calabresi – commenta il pubblico ministero Lucia Russo -, quella scritta costituisce un insopportabile sfregio alla storia, in un’orgia di parole che sembra non avere sosta, in uno svilimento di significati a cui il Paese sembra essersi assuefatto. Se c’è un corpo dello Stato che ha pagato un prezzo terribile al terrorismo è proprio la magistratura”.

Nelle parole della Russo traspare quindi un chiaro appello contro tutto ciò che sta accadendo in questi giorni, in un periodo in cui la magistratura è quotidianamente attaccata dalla politica. “Oggi vogliamo ricordare persone come Rocco Chinnici, Rosario Livatino, che hanno sacrificato la loro vita per la fedeltà alle istituzioni – interviene Russo -. Si cerca di cancellare la loro esistenza. Ma se il messaggio che deve passare è quello che i magistrati sono brigatisti, che sono un cancro da estirpare, allora non potrebbe esserci spazio per ricordare e rendere omaggio a uomini come Alessandrini, Galli, Occorsio, Falcone, Borsellino. Magistrati che hanno lavorato in isolamento, affrontando intimidazioni, armati di coraggio e capacità. Le loro storie sono esemplari di una condizione che purtroppo non riguarda solo il passato”.

Tantissimi i presenti alla commemorazione che è iniziata in tribunale,  a Parma, per finire al monumento del Partigiano, dove il comitato Salviamo la Costituzione per una nuova resistenza ha voluto depositare una corona. Vicino alla Russo, anche il presidente del tribunale, Roberto Piscopo, e il presidente della sottosezione di Parma dell’associazione nazionale magistrati, Gennaro Mastroberardino. Proprio Mastroberardino riprende le parole che il giudice Galli scrive a suo padre: “Vedi papà, io ho pensato di scegliere un mestiere che potesse darmi la soddisfazione di poter fare qualcosa per gli altri”.

Perché proprio questo è stato, ed è, l’obiettivo dei magistrati che hanno lottato per la democrazia: “Avevano il senso del dovere anteposto alla preoccupazione della propria vita, la statura morale, la virtù della modestia, la preparazione professionale. Così come oggi. Ma per rendere a meglio il proprio servizio la magistratura ha bisogno di leggi e di mezzi adeguati, ma anche di serenità e rispetto, quel rispetto che merita per il sacrificio dei tanti magistrati assassinati e per l’impegno dei tanti magistrati che anche oggi mettono in gioco la loro vita. La democrazia non consiste semplicemente nella possibilità di poter scegliere i propri rappresentanti, ma come afferma la Costituzione si fonda sul bilanciamento dei poteri dello Stato, sul principio dell’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge e sul rispetto delle regole affinché la società si evolva in modo ordinato e giusto”.

Un lavoro, quello del magistrato, basato sulla Costituzione: “E’ il valore che è presente nel nostro lavoro quotidiano – commenta il presidente del tribunale, Roberto Piscopo – è la migliore garanzia a tutela dei cittadini”. E a chi cerca di delegittimare i magistrati, Piscopo risponde: “La nostra legittimazione deriva dalla stessa Costituzione, non la possiamo perdere”.

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