Gli irriverenti bolognesi lo chiamano Uilli Merda.
I più rispettosi fuorisede lo chiamano Uilli Tatù.
Per non scontentare nessuno, qui lo chiamerò Uilli e basta.
Uilli lo vedevo sempre verso la fine degli anni Ottanta alla Morara, locale ai confini della realtà e ai margini della società in via Giacosa, modestissima zona Borgo Panigale, teatro di uichend improponibili durante i quali i neuroni erano degli opscional e gli umarells che abitavano lì vicino si lamentavano.
Uilli all’epoca la faccia non se l’era ancora tatuata e girava a testa alta per la sala da ballo indossando un bandana nero e guardando noi giovani che pogavamo felici (spesso tutti contro un certo Loris detto il Ciccio) mentre a casa i genitori dormivano.
“Bei tempi” dicono i nostalgici adultolescenti della Bologna contemporanea.
Ovviamente il locale fu chiuso.
Insomma, le solite proteste degli umarells, le solite cicliche chiusure di locali, il solito passato uguale al solito presente della città che continua a definirsi tollerante.
Ma chi è Uilli?
Nessuno lo sa esattamente, nessuno sa cosa faccia e soprattutto nessuno sa perché anche lui, tra tutte le città del mondo, abbia scelto di vivere a Bologna.
Uilli è uno che pullula, nel senso che Uilli c’è sempre.
Difficile non notarlo, ecco una testimonianza lavorativa del mio amico Dario Parisini: “Un pomeriggio, durante un trasferimento di lavoro, parlavo con digei Francesco (sì, proprio quello) e, parlando di Bologna in cerca di conoscenze comuni, spunta lui in Hit Parade: Uilli Shit!!! Non ci credevo che il Capitan Uncino avesse frequentazioni così hard core e Uilli fosse così accreditato nel jet-set milanese…”.
Fachinaù (Fuckin’ now? Fuckin’ enough?) il suo intercalare più usato.
Pare che Uilli sia uno dei migliori suonatori di diggeridù qui a Bologna.
Ha (aveva?) un cane buono e mansueto, ma di questo parleremo dopo.
I più informati dicono che sia inglese, altri irlandese.
Nessuno conosce la sua età e le solite fonti inattendibili alimentano la leggenda urbana vociferando che abbia figli sparsi per il mondo.
Siamo alle solite: si dicono tantissime cose su di lui, ma nessuno sa la verità.
Dopo anni di ingiustificato assenteismo, un po’ di tempo fa l’ho incrociato allo Strit Reiv Pareid.
Rideva.
Tutti lo fotografavano e lui, da vera star quale è, si prestava agli obiettivi.
Clic digitale.
Clic digitale.
Rideva.
Poi non so cosa sia successo, ma esattamente otto secondi dopo che avevamo scattato una foto insieme mi ritrovo tra i piedi un pitbull bianco, attaccato alla carotide del pelosissimo cane di Uilli che aveva smesso di ridere.
Si respira odio, Odio vero come quello che grida il cantante adultolescente bolognese Yu Guerra.
Tutti fuggono.
Zang tumb tumb.
Caiiiiiiiii.
Musica assordante davanti al camion numero nove, poi scatta una ridicola quanto innocua rissa di quarantacinque secondi tra Uilli e il padrone del pitbull bianco.
Tutto lì.
Fine della rissa.
Fine dei latrati e dei guaiti.
Osservo Uilli che si allontana alla ricerca del cane, il mio sguardo cade sulla scritta indelebile della sua canottiera giallo canarino: “Suka”.
Grande Uilli, un eroe dei nostri tempi che sabato 16 aprile ha depositato in Comune le firme raccolte e si candiderà come sindaco di Bologna Springfild.
Vada come vada, ha già vinto.

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