Gli inglesi, che le hanno inventate, le difendono ad oltranza. Ma anche gli americani non scherzano: dietro il divieto di minigonna, anzi di abiti eccessivamente succinti a Castellammare di Stabia, loro forse intravedono un attacco alla libertà di espressione.

La scabrosa vicenda aveva già fatto capolino nei giorni scorsi sulla stampa internazionale, un articolo qui, un altro là – lunedì ad esempio stava sulla Bbc e sul Mundo – ma ieri ha proprio sfondato. Il Guardian la mette in homepage, quasi un grido d’allarme, “Minigonne vietate”; il Times lo imita, ma è possibilista, “Sindaco italiano tenta di vietare minigonne” (e quando mai qualcuno riesce a vietare davvero qualcosa in Italia?). E ancora il tema è sull’Independent e sul Daily Mail (“Città italiana vieta minigonne come parte nuove regole contro comportamenti anti-sociali”). Un dispaccio dell’Ap, poi, invade i siti Usa dal Washington Post al Chicago Tribune: “Quanto può essere corta una minigonna? Città italiana vuole imporre un codice vestimentario per migliorare i comportamenti civili”. Tentativi cui gli Stati Uniti non sono estranei: ogni anno c’è un liceo d’America che s’inventa regole contro i jeans stracciati, le canotte bucate e l’eccessivamente succinto. Luigi Bobbio, primo cittadino stabiese, non s’è dunque inventato nulla.

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