“Credo di essere di gran lunga il miglior presidente del Consiglio dei 150 anni della storia italiana”. Troppo facile pensare ai banali deliri di un megalomane, forse vale la pena di entrare nel merito, di comprendere il metro di giudizio del premier. Anche perché è sotto gli occhi di tutti da più di un decennio.

Il metro di giudizio di Silvio Berlusconi è lui stesso in quanto tale. Ovvero, il più bravo e intelligente è colui che lo ama di più. Quindi lui è senza ombra di dubbio il migliore di tutti, perché come si adora lui non lo adora nessuno, poi seguono, nemmeno a troppa distanza, Emilio Fede, Sandro Bondi, Renato Schifani, Mara Carfagna e via via degradando.

E per questo, non per altro, vengono ricompensati.

Perchè Emilio Fede è il più longevo direttore di Tg della televisione italiana? E’ in carica dal 1992 perché è il più bravo? Perché usa al meglio il mezzo televisivo? O ha un’altra qualità che lo rende insostituibile? Perché Enzo Biagi era stato epurato e Fede non ha mai un problema?

Sandro Bondi perché è stato nominato ministro della cultura? I suoi meriti sono elencati nella pagina internet a lui dedicata sul sito del ministero per i beni e le attività culturali. Ricercatore presso la Facoltà di Magistero dell’Università di Firenze, sindaco (Pci) di Fivizzano dal 1989 al 1992, responsabile del Dipartimento beni culturali del Centro Studi di Forza Italia, quindi componente della segreteria particolare del Presidente Silvio Berlusconi e successivamente portavoce di Forza Italia. Le parole “all’ombra del capo”, sembrano create appositamente per lui.

Ma privo di senso del ridicolo, il ministro ha pubblicato anche i suoi prestigiosi incarichi culturali. Ben sei su dieci sono relazioni a convegni, tutte compiute, casualmente, da quando è diventato responsabile del centro studi di Forza Italia. Per il resto, si dichiara Presidente dell’Associazione culturale Piero Calamandrei. Promotore e attualmente direttore della Rete delle piccole città di grande valore storico, artistico, culturale e ambientale dell’Italia centrale. Direttore della collana di filosofia e letteratura della Casa di Edizioni Aldus, piccola casa editrice di Massa Carrara. Componente della Commissione culturale promossa dal Comune di Seravezza, provincia di Lucca. In pratica se non si faceva intervistare davanti alle telecamere con la foto di Berlusconi in cornice d’argento avrebbe limitato il suo raggio di influenza a poche decine di chilometri da casa.

Purtroppo, però, ha pensato bene di dedicare alla madre del “miglior premier della storia d’Italia” gli immortali versi “Mani dello spirito Anima trasfusa. Abbraccio d’amore Madre di Dio”. E così ce lo troviamo ministro della cultura. Da segnalare, in chiusura, una sua mirabile lettera al Corriere della Sera del 22 luglio 2004: “Forza Italia è un movimento che si riconosce nella dimensione tipicamente liberale della meritocrazia, della competizione, dell’efficienza e del rischio”.

Bondi sta alla meritocrazia come un “chupa chups” alla gastronomia, ma purtroppo, non è un caso isolato. Quali sarebbero i meriti di Renato Schifani o di Mara Carfagna? Come si è conquistato i “galloni” l’attuale presidente del Senato?

Con perle simili: “Vi sono dei momenti in cui io assisto a scene adulatorie anche in Forza Italia. Nelle assemblee, nei congressi gli oratori si lasciano andare a inutili ed eccessive frasi adulatorie nei confronti di Berlusconi. So per certo che il presidente, nel suo intimo, si infastidisce per questo eccesso di adulazione. A volte sono anch’io indicato come adulatore di Berlusconi. Ma non mi sento adulatore di nessuno. Mi sento difensore di una linea politica. Difendere Berlusconi vuol dire difendere il messaggio di Forza Italia, difendere la democrazia” (intervista a Sabelli Fioretti, Sette-Corriere della sera, ottobre 2002).

Ecco, per Schifani, che non sa nemmeno cosa sia l’adulazione del capo, Berlusconi e la democrazia sono la stessa cosa. Serviva un comico alla presidenza del Senato?

Inutile proseguire la lista dei genuflessi, e quindi dei ministri, ma è evidente come la devozione sia il primo criterio di selezione del capo.

L’affettuosa deferenza nei suoi confronti deve essere notata e pubblicizzata. Questa logica predilige, ovviamente, le persone poco capaci. Il migliore non sarà mai riconoscente per una promozione, perché crede di avere solo quello che gli spetta. Se, invece, si promuove un incapace questo sarà sempre al servizio del capo perché sa di dovergli tutto. Questo ha fatto nascere una sorta di clientelismo “ad personam”, una massa di inetti ha occupato posti che toccherebbero a gente più abile e preparata. Si è costruito un voto di scambio per cui gli incapaci fedeli al capo hanno i posti migliori, al posto degli spiriti liberi e degli efficienti. Ed il danno non è, quindi, solo alla democrazia e alla cultura, ma anche all’economia di un paese. Se il messaggio non fosse abbastanza chiaro, si passa ad epurare non solo i dissidenti, ma anche i non sufficientemente “allineati”: da Montanelli a Santoro, da Biagi a Report, da Luttazzi a Mentana. Gli adulatori sanno di avere davanti una strada maestra, ma sanno anche che basta un cenno del Capo per finire per terra. Quindi si adattano. E si sa, che chi si adatta alle circostanze le crea.