Le piazze di Roma nelle ore in cui un Parlamento semidimezzato stava votando la fiducia imposta su una legge elettorale che ancora una volta ricalca, e per certi aspetti dilata, i vizi di quelle precedenti dichiarate incostituzionali, dimostrano l’infondatezza dell’assunto, molto amato da chi vuole manipolare gli elettori, secondo cui gli italiani se ne infischierebbero di come si vota perché hanno da pensare a ben altro: lavoro, sicurezza, pensioni, tasse ecc…

Invece nonostante la situazione in cui versa il paese, al di là delle iniezioni di ottimismo mediatico, in tanti e non solo quelli presenti fisicamente davanti a Montecitorio o al Pantheon o che hanno sottoscritto sul Fatto l’appello I parlamentari vogliamo sceglierli noi sono indignati dal contenuto e dalle modalità di approvazione del Rosatellum bis. E non c’è solo la determinazione a non volere subire la dilatazione dei nominati, l’aumento delle pluricandidature o la beffa delle coalizioni appiccicaticce pur di sfavorire chi non non fa le ammucchiate.

Gli elettori che hanno affossato la riforma costituzionale di Matteo Renzi e non volevano più trovare nella cabina elettorale cloni del Porcellum e dell’Italicum dopo le sentenze della Consulta, che tra l’altro si era pronunciata nettamente sulle pluricandidature, non intendono subire un terzo tentativo di frustrazione del diritto di scegliere i propri rappresentanti. Ma a rendere ulteriormente indigeribile il Rosatellum bis peggiorativo sia dell’Italicum che del “primo” Rosatellum con il cumulo di collegi uninominali, listini bloccati ed impossibilità del voto disgiunto è se possibile l’imbarazzante sinergia istituzionale che lo vuole portare a casa comunque anche a colpi di fiducia e con le opposizioni fuori dall’aula che “tira dritto”.

Il panorama complessivo all’interno del “palazzo” comprende una maggioranza che non si fida di se stessa; un relatore Emanuele Fiano replicante di se stesso, avendo ricoperto l’identico ruolo con l’Italicum, che ha negato fino all’ultimo il ricorso alla fiducia imposto dal suo partito; un capo di governo fotocopia del precedente che “perdendo la faccia” lega la sua sorte a quella del Rosatellum bis; un presidente della Repubblica, già giudice costituzionale che non ha nulla da eccepire nemmeno sulle modalità a cui vengono piegate regole del gioco democratico, ancora più allarmanti in quanto difficilmente ci sarebbero i tempi tecnici per sottoporre la nuova legge elettorale al vaglio della Consulta prima del voto.

E allora tutti quelli che blaterano contro il populismo dilagante, i “paroloni” usati a sproposito per una “semplice fiducia” su una legge elettorale di “buon senso” con ben tre precedenti, e cioè Mussolini, la legge-truffa e Andreotti, forse farebbero bene a guardare con maggiore rispetto tutti quelli che vanno in piazza da elettori e da eletti (se coerenti con quanto hanno fatto in aula) per evitare quantomeno un altro obbrobrio dagli esiti elettorali e dalla fine altamente prevedibile.