Negli ultimi anni sono due gli elementi che annunciano sventure per chi abita il sottobosco urbano e viene riconosciuto come rom: il furto di bambini e il fuoco. Quando si combinano, si annuncia la tempesta. Furto di bambini e fuoco sono ormai diventati per gli abitanti delle baraccopoli i segnali anticipatori di qualcosa che sta irrimediabilmente cambiando e dalla quale occorre allontanarsi, scappare senza voltarsi indietro.

E’ il 10 maggio 2008 quando Flora Mancinelli, 27 anni, accusa Maria Dragan, ragazza rom, undici anni più giovane di lei, di essersi introdotta nella sua abitazione di via Principe di Napoli, a Ponticelli, e di aver tentato di rapire la sua bambina di 6 mesi, Camilla. Tre ore dopo, un operaio rumeno viene aggredito da venti persone mentre sta tornando dal lavoro. E’ il primo segnale: gli “zingari” devono andarsene da Ponticelli, devono scomparire dal territorio napoletano. Nella città partenopea scoppiano i disordini. Il 12 maggio, nella notte, due sconosciuti lanciano molotov contro le baracche dell’insediamento di via Argine. Altre molotov incendiano le baracche di via Pacioli. Il 14 maggio altre bottiglie incendiarie contro le baracche di via Virginia Wolf. Comincia da questo insediamento l’evacuazione dei rom da Napoli. In una settimana 700 rom scappano dal territorio napoletano.

In tutta Italia parte la “caccia allo zingaro” e a Milano, Genova, Viareggio, Pisa e Bologna si moltiplicano episodi di intolleranza verso chiunque vesta da povero e viva in baracca.

Il 21 maggio, undici giorni dopo il presunto rapimento della piccola Camilla, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, dichiara l’Emergenza nomadi, la più colossale azione di razzismo di Stato dell’ultimo mezzo secolo che prima di essere dichiarata illegittima dal Consiglio di Stato ha prodotto una serie impressionante di violazioni dei diritti umani.

Tutto nasce da lì, da quel presunto rapimento di una bambina di pochi mesi e dalle molotov delle baracche di via Argine. Irrilevante sarà il retroscena svelato dal giornalista spagnolo Miguel Mora nel suo reportage “Condenata a ser condanata”: dietro il fuoco di Ponticelli c’è la mano della Camorra, ingolosita da un terreno su cui far sorgere il Palaponticelli – un affare da 200milioni di euro – e sul quale si trovava un accampamento rom. Irrilevante è anche che dietro la contraddittoria storia di Flora Mancinelli c’è la storia di suo padre, uomo legato alla criminalità locale. Ma questa è un’altra storia, quella che scorre parallela alla storia conosciuta come vera.

Fuoco e furto dei bambini si sono combinati anche in questi giorni e una brutta sensazione ha investito quanti hanno vissuto, nove anni fa, i fatti di Ponticelli. Nella notte del 27 agosto scorso un incendio, sulle cui cause indagano gli inquirenti, ha distrutto una parte dell’insediamento rom di Scampia, abitato da circa 600 persone. Nelle notti successive il sonno dei rom è stato interrotto da scorribande di moto e auto e dalle grida: “Vi incendieremo tutti”.

Poi, puntuale, una settimana dopo, la notizia che nel quartiere Parioli, a Roma, di un tentato rapimento di una bambina di dieci mesi da parte di “nomadi”. “Una trappola – si legge sulle pagine di cronaca del Corriere.it- Un tentativo organizzato di strappare un bimbo di dieci mesi dal passeggino che la madre stava spingendo sul marciapiede. Quattro persone, due uomini e due donne, forse nomadi secondo l’ipotesi della polizia, ricercate fra Parioli e Salario perché sospettate di aver cercato di rapire un piccolo nel pomeriggio di giovedì scorso fra via Alessandria e piazza Regina Margherita”.

Poco importa scoprire che sul campo di Scampia sono previste opere infrastrutturali e su quel terreno i rom non ci devono essere. Non conviene a molti che ci siano. Altrettanto irrilevanti sono le diverse ricerche accademiche in cui si dimostra, documenti alla mano, come negli ultimi 30 anni in Italia nessuna donna rom è stata condannata in via definitiva per sottrazione di minore.

Se, come accaduto nell’ultimo anno, nella scala sociale i migranti non avessero scalzato dall’ultimo posto i rom, il fuoco di Scampia si sarebbe sicuramente propagato, incontrollato, sotto il vento delle frasi razziste del politico di turno. Ma occorre restare in guardia perché la cenere è ancora calda, i segnali annunciano tempesta ed il termometro dell’intolleranza rischia di impennarsi al di fuori di ogni controllo.

Si ha la sensazione che qualcosa da un momento all’altro possa succedere. E non per caso. Qualcuno, lo stesso che in questi anni si è dato da fare per intossicare un tessuto sociale indebolendo i suoi anticorpi, sta solo aspettando il momento giusto.