A breve anche i riflettori sugli episodi di violenza avvenuti a Rimini si spegneranno ma, in questi giorni, è un fatto, quattro uomini di origine africana sotto l’effetto di sostanze stupefacenti si sono scagliati su due giovani polacchi, picchiando lui, abusando sessualmente lei e di seguito stuprando una trans peruviana. Per queste persone quanto accaduto sarà probabilmente un maledetto spartiacque nella loro vita. Su di noi, invece, prosegue e incalza incessante la violenza mediatica sui fatti accaduti, sempre più dettagliati, conditi delle ignoranti, feroci e strumentali dichiarazioni dei politici che così male ci rappresentano e che noi subiamo senza poter fermare il disgusto che ci provocano. Siamo stanchi! State abusando di noi! Ma perché nessuno è in grado di fermare questa deriva dell’ignoranza? Questa volgarità della rissa che sembra essere l’unico habitat possibile? L’unica dimensione in cui sguazzare per fare politica?

Tra i casi più eclatanti, basti ascoltare le dichiarazioni del vice ministro della Giustizia polacco che per i suoi connazionali invoca una riparatoria pena di morte” e una salvifica “tortura” da infliggere alle “bestie di Rimini. Oppure basta leggere il post su Facebook di Saverio Siorini, ex segretario cittadino di San Giovanni Rotondo (Foggia) di “Noi con Salvini” che, commentando i fatti di Rimini, si è domandato: “Ma alla Boldrini e alle donne del Pd, quando dovrà succedere?”; oppure dare un’occhiata ai manifesti di Forza Nuova con un uomo di colore che aggredisce una donna bianca e la scritta “Difendila dai nuovi invasori

Terribile è il fatto che ciò accada nel silenzio di tanti altri politici e persone che dovrebbero prendere posizione. Questo bombardamento mediatico, senza filtri e limiti, senza riflessioni autorevoli, profonde e pacate, diventa complice della creazione dell’humus di quella subcultura e diseducazione dell’opinione pubblica che annienta l’educazione civica al rispetto reciproco e ai diritti umani. Questo silenzio, questa inazione, sbilanciata verso un rigurgito comunicativo e verbale esasperante portano a giustificare nei modi chi commette qualsiasi violenza, perpetuandola in nome della misoginia, del razzismo xenofobo, dell’omofobia. Si rigenera nei secoli e si insinua nella società civile convivendo nel pensiero del mediatore culturale pakistano che, nonostante lavori in una cooperativa in cui si fa accoglienza per migranti, scrive che alle donne piace essere stuprate perché poi dopo un po’ si calmano, rivitalizzando un antico stereotipo mai sopito, ovvero fare sesso senza consenso e con l’uso della forza è “normale” e piace alle donne. Errore e Orrore! Convive e si rigenera nei proclami dei nuovi fascismi“securitari”, leghisti e non solo, che incitano al sentimento dell’odio nei confronti dei migranti, causa di tutti i mali: terroristi, stupratori, inferiori. Prosegue nelle dichiarazioni insinuanti contro le ong del vice presidente della Camera Luigi Di Maio dei 5 Stelle e proseguono nel doppio gioco del ministro dem dell’Interno Marco Minniti al fine di obbligare le organizzazioni non governative a essere complici di politiche disumane nazionali e internazionali.

Se questo è l’andazzo si capisce anche perché, in questo coro di parolacce, inazione, o azioni contro, le persone che pensano e agiscono in maniera autonoma e critica, a prescindere da facili etichette dettate dal colore della pelle o dal genere di appartenenza, si sentono spiazzate e abusate solo perché vogliono agire nel rispetto dei principi e i valori intrinseci alla Costituzione italiana, alla Dichiarazione universale dei diritti umani e alle varie Convenzioni Onu.

E si capisce anche perché la terza carica dello Stato italiano, donna, la Presidente della Camera Laura Boldrini, sia sempre sotto attacco, visto che, per la carica che ricopre, non può essere ignorata dalla stampa. Del resto accade spesso che maggiore è la carica ricoperta da una donna, più forti sono gli attacchi online e sui media televisivi e su carta stampata o pubblicitari”  soprattutto se ci si batte per eliminare gli stereotipi sulle donne e la conseguente violenza, nonché per difendere i diritti umani.

Come fare affinché la politica, i media e i social ritrovino la strada persa del linguaggio e dei contenuti e smettano di innescare continui processi e sacrifici mediatici della vita delle persone e delle istituzioni per pugno di voti, di likes, di euro? All’Onu il Comitato per l’eliminazione delle discriminazioni sulle donne – Cedaw, suggerisce all’Italia di “considerare l’adozione di leggi specifiche per combattere le molestie politiche.

Ma sarebbe sufficiente se poi la magistratura è la prima a non dare seguito a quanto richiesto dalle Convenzioni internazionali e il governo non le integra nelle proprie politiche?

Nel voler confondere le acque e mescolare tutto a servizio della propaganda politica si dimentica il cogliere nel segno. Come ha scritto Ida Dominijanni nel gennaio del 2016 dopo ampi dibattiti del movimento delle donne, condiviso anche da tanti uomini: “Un branco di maschi è un branco di maschi. A qualunque latitudine e di qualunque colore essi siano (dove per “maschi” si riferiva a maschi “violenti”, “sessualmente arretrati”)

Quindi smettiamola di utilizzare “i fatti di Rimini” per spostare l’attenzione dall’unico vero dato importante, ossia le continue violenze perpetrate sulle donne. Perché, mentre tutti si occupavano dello stupro sulla riviera romagnola, sono seguiti altri orrendi fatti di cronaca: violenza su una giovane in un villaggio turistico, su una 81enne a Milano, su un’altra donna a Rimini, su una minorenne nel brianzolo. Vogliamo continuare la lista di questi pochissimi giorni? Atti che coincidono con un osceno immaginario, vecchio di secoli, capace di replicarsi immutato, malgrado il progresso delle menti, dei diritti, della tecnologia.

In uno Stato di Diritto la giustizia è uguale per tutti e tutte? Questo è il vero problema. Ci auguriamo che i quattro responsabili dei fatti di Rimini siano riconosciuti colpevoli e quindi condannati in maniera equa, così come tutti quelli che prima e dopo di loro abbiano commesso gli stessi reati e violenze. Senza eccezioni di sorta rispetto al partito di appartenenza, dal paese di provenienza, dallo status giuridico e/o economico, da quanto abbiano studiato, o quante e quali droghe abbiano assunto, alle tradizioni o al credo praticati, alle relazioni affettive stabilite con chi subisce violenza . Non nascondiamo le disfunzioni di uno Stato dietro i soli migranti.

La ricerca di un mondo migliore attraverso l’eliminazione della violenza, la garanzia delle pari opportunità e il riconoscimento e l’applicazione dei diritti umani a tutte e tutti è un impegno difficile che dovrebbe coinvolgere la magistratura, il governo, il parlamento, i mass media, i social media e NOI.

Per essere immuni al quotidiano abuso delle menti con parole e pensieri ignoranti, volgari e subumani che ci propinano, per non essere mangiati dalle paure e dall’odio, per non passare dall’abitudine all’indifferenza, per continuare a nutrirci di aspirazioni e ideali, lo ha detto già qualcuno, lo ripeto: riorganizziamo la speranza!