Hemingway, Janis Joplin, Donald Trump e Donald Sutherland. L’italiano in America è sempre un Paolo, ma questa volta di cognome fa Virzì. E sulle strade degli Stati Uniti, dove ha girato The Leisure Seeker, in Concorso alla 74esima Mostra del Cinema di Venezia, l’autore de La Pazza Gioia sembra aver preso la patente da regista da sempre. Sarà per quel naturale, compassato e malinconico sguardo sulla Route 1 della East Coast, tutta nascosta dai riflettori della gloria cinematografica mainstream, che Ella (Hellen Mirren) e John (Donald Sutherland) percorrono in camper fino a farla sembrare un posto del cuore tra l’Aurelia e la Maremma, che il possibile on the road cartolinesco si annulla subito e svapora nell’abitacolo del Leisure Seeker, pezzo da collezione Winnebago del ’75, con due ventilatori sul cruscotto piazzati da Virzì per non fare crepare di caldo i due attori. L’anziana coppia di Wellsley (Massachusetts) parte nell’agosto 2016 con l’obsoleto caravan verso Sud. Destinazione la Key West hemingwayana che si rivelerà comunque un set sì da commedia all’italiana. I due vecchietti, lui smemorato (l’Alzheimer non si cita mai grazie a Dio), lei malata ma lucidissima e logorroica, si ribellano e si liberano dall’inevitabile finale di partita.

La vita sta finendo, meglio farsi trovare pronti, dove e come si vuole, liberi dalle assicurazioni sanitarie private e vampiresche, alla giusta distanza dall’asfissiante amore della prole già adulta. L’America di Virzì (e degli co-sceneggiatori Stephan Amidon, Francesca Archibugi e Francesco Piccolo) si popola sì di ballad da controcultura anni settanta, viene ricomposta visivamente tra fattorie biologiche, comizi di Trump, campeggi spartani, balordi alla My name is Tanino, o villaggi storici con negretti che sollevano cassoni pesanti per i coloni; ma diventa soprattutto una cartina spianata sul tavolo della memoria e del ricordo dei due protagonisti. John ed Ella, lui professore di letteratura continuamente a citare Il vecchio e il mare o I quarantanove racconti, lei più prosaica e culturalmente tradizionale, intenti a percorrere migliaia di chilometri, macinare tracce di passato, rievocare gioie e tradimenti del loro rapporto di coppia, badando a sé stessi quando la società metterebbe il lucchetto dell’ospizio, tra pillole salvavita e pipì fatta nei pantaloni. E pur non avendo una forza fisica da ventenni compiono metaforicamente e romanticamente quel giochino che si vede in Birthday girl: il partner di spalle si lascia andare all’indietro completamente, tanto c’è l’altro dietro che lo sosterrà con sicurezza.

La narrazione si stratifica gradualmente e con garbo, come tra i più maturi film di Virzì (facciamo La prima cosa bella e La pazza gioia e non se ne parla più), senza mai dimenticare la leggerezza di una battuta comica irriverente “alla toscana” e la gradevolezza di un campo lungo che non fissi didascaliche e naturalistiche panoramiche. Virzì non svolazza stilisticamente come altri registi italiani in recente trasferta statunitense hanno fatto. Fa geneticamente un altro cinema, più solido e d’intrattenimento, più onesto e diretto nel suo intento: mostrare l’umanità e la limpidezza dei suoi amatissimi personaggi in scena, richiamando quella frase su Hemingway che John cita in continuazione nel film: “La prosa è poesia”.

Ho cercato la semplicità e la compattezza. Non ho avuto bisogno di trame e sottotrame, campi e controcampi continui. In The Leisure Seeker non ho avuto paura dei silenzi e di un passo più languido del solito. Non ho nemmeno voluto lavorare sui cliché, sull’America alla Disneyland, o con la Monument Valley nell’inquadratura”, spiega Virzì ad un pubblico che non gli ha di certo risparmiato applausi. Battimani allargato alla Mirren e a Sutherland, praticamente sempre in scena senza mai appesantire il peso sulle ruote del camper: “Hellen e Donald li ho voluti fin dall’inizio, fin da quando è stata scritta la sceneggiatura, liberamente tratta dal libro di Michael Zadoorian. Sapevo di averla sparata grossa, ma quando hanno accettato, e hanno accettato in due giorni, ho capito che non c’era più niente da fare”, scherza il regista livornese che mentre alla vigilia di Ovosodo, al festival di Venezia 20 anni fa, aveva dormito serenamente, qui prima del press screening di quello che in Italia diventerà Ella and John, non ha chiuso occhio.

C’è infine chi tra gli addetti ai lavori sposta l’attenzione sul finale del film, che non sveliamo, ma che chiaramente come per Amour di Haneke, seppur con un tono differente, farà discutere: “Non credo in nessuna religione ma nell’esistenza dell’anima e posso tranquillamente affermare che The Leisure Seeker non è un film sull’eutanasia, ma a favore della libertà personale, della libertà di scelta, della dignità di qualunque persona. Una dignità che va oltre le polizze assicurative, le abitudini e il destino obbligato che la società impone”.