Padre Amorth e William Friedkin. L’esorcista più famoso d’Italia e il regista de L’Esorcista prima o poi dovevano incontrarsi. E perché non farlo proprio filmando un esorcismo, con Amorth ad espellere il diavolo da una posseduta e Friedkin a filmare il tutto? Ecco a voi, allora, i 68 minuti del documentario The devil and father Amorth, film Fuori Concorso tra i più attesi di Venezia 74. Un lavoro delicatissimo, al limite del guilty pleasure, dove per la prima volta al mondo in una sala cinematografica si mostra un “vero” esorcismo.

Friedkin oggi 82enne, ad oltre 40 anni dal suo capolavoro horror, compone uno di quei lavoretti un po’ instant movie, un po’ Fox Crime, che lascia apparentemente delusi. Già perché Linda Blair ne L’Esorcista ci aveva abituato fin troppo bene alla figura di un’indemoniata diventata letteralmente archetipo di un genere, un po’ come Dracula e l’uomo lupo. Così a vedere Cristina, una signora tra i 30 e 40 anni laureata, da Alatri, Frosinone, al suo nono esorcismo tra le braccia e la sciarpa viola di padre Amorth, sembra di essere catapultati in una dimensione spaziotemporale abitudinaria e consueta. Lo studio del povero Amorth, stretto come un ufficio impiegatizio anni ottanta, con le bottigliette di minerale sul comò, il rotolone di Scottex sullo sfondo, e la poltrona con panno rosso su cui accomodare la posseduta, più che un luogo sacro sembra uno di quei centri per massaggi orientali. Inutile cercare il set suggestivo. Se deve essere un documentario, documentario sia. Perché alla richiesta di Friedkin di poter filmare un vero esorcismo, Amorth rispose poco prima di morire a 92 anni con sorpresa di sì – il prete era un fan del film, troppo artificioso affermò ma che “spiegava bene il suo mestiere” – alle condizioni di usare una videocamerina piccina, senza luci o mercanzia artificiale.

Prima di entrare dentro allo studio zeppo di parenti della posseduta che pregano, lì dove esercitava don Gabriele – partigiano cattolico, negli anni ‘50 vicino ad Andreotti, dall’86 scacciatore di demoni per il Vaticano – Friedkin riepiloga un po’ di dati passati e di storia. Allunga il brodino insomma. Ed eccoci a riascoltare alcuni aneddoti di William Peter Blatty, dal cui libro venne tratto il film L’Esorcista, e con cui Friedkin non ebbe mai un buon rapporto professionale e umano; oppure lo stesso regista sulla scalinata di Georgetown dove nel film si suicida padre Karras, un po’ come fosse la scalinata di Odessa per Ejzenstejn. Dettagli da backstage di un dvd che qui diventano introduzione al documentario. Poi si passa all’esorcismo descritto qualche riga fa, a cui aggiungiamo solo che basta una persona a tenere stretta l’indemoniata, che le urla del diavolo provenienti dalla bocca della donna sono in italiano e hanno una curiosa amplificazione cavernosa. Poi ancora Friedkin che va a chiedere pareri scientifici a psichiatri e neurologi mostrandogli le sue riprese.

Infine il coup de theatre tra Friedkin e la posseduta (con relativo fidanzato) che non possiamo rivelare pena uno spoilerone che varrebbe da solo il magro bottino della sala. Tanto scetticismo e una punta di fastidio per lo spettatore, insomma, e ben poca incredulità rispetto all’“evento” a conferma che la fregatura programmata della finzione riesce a superare sempre emotivamente la realtà. “Credo negli insegnamenti di Gesù anche se non sono cattolico, e sono sempre stato scettico di fronte al tema degli esorcismi”, spiega Friedkin tra gli applausi dei fan. “Ne L’Esorcista è ovviamente tutta finzione, mentre quello che ho visto da Amorth, un uomo spiritoso e simpatico, dall’approccio casual, è tutto autentico. Anche quello che ci è successo successivamente con Cristina ad Alatri è reale ed ha sconvolto me e il mio produttore italiano, Francesco Zippel qui presente. Non potevamo credere a quello che ci era successo, tanto da non parlarci per mezz’ora”. Sequenza che non sveliamo, appunto, ma che fa riemergere un pochino il film. Bravo Billy: quando la realtà non ha molto da offrire, se sì è grandi cineasti qualcosa di “falso” lo si inventa sempre.