L’ultimo esorcismo di padre Amorth, un documentario su Jim Carrey, i nuovi film di Aronofsky, Del Toro e Payne, ma anche un western australiano e un paio di thriller che promettono di fare saltare sulla sedia. Non sono pochi i titoli imperdibili del Festival di Venezia 2017. Almeno sulla carta. Il ritorno di William Friedkin dietro la macchina da presa (l’ultimo film è Killing Joe del 2011) con The devil and father Amorth è la proposta che più ci attira nell’attesa che Downsizing di Alexander Payne, con Matt Damon superstar da red carpet, apra ufficialmente l’edizione numero 74.

Friedkin che nel 1973 con L’Esorcista rielaborò il libro di William Peter Blatty per sconvolgere il genere horror, oggi non ha avuto bisogno di alcuna “invenzione” orrorifica, ma è riuscito a filmare uno degli ultimi esorcismi del defunto padre Gabriele Amorth e lo riproporrà in un documentario di 68 minuti in cui probabilmente il cinema abbatterà definitivamente una delle barriere del visibile in preda ai veri spasmi, urla, vomiti, aramaico e forza sovraumana di una “vero” posseduta italiana di nome Rosa. Un altro film da non perdere è Mother di Darren Aronofsky. Titolo davvero di lusso che sbarca al Lido. Il thriller/horror con protagonisti Jennifer Lawrence, Javier Bardem, Ed Harris e Michelle Pfeiffer recita una sinossi semplice semplice dai possibili e perturbanti effetti: la vita di una coppia viene sconvolta dall’arrivo di due ospiti invitati a casa loro.

La Paramount ha rigorosamente vietato spoiler e dettagli e, va detto, l’attesa per un beniamino di Venezia, e di Hollywood, è davvero tanta. Non possiamo nemmeno tacere che non vediamo l’ora di seguire l’ultimo film di Guillermo Del Toro, The shape of water. Secondo uno degli attori del film, Doug Jones, la storia è ambientata nel 1963 e vede protagonista un “uomo anfibio” i cui poteri sovrannaturali diventano oggetto di studio del governo americano e ovviamente vengono celati alla conoscenza dei russi. Chi l’ha visto, tra i selezionatori, parla di capolavoro. Sempre sul confine della nostalgia anni novanta diventano imperdibili di default il ritorno sia di Takeshi Kitano che di John Woo. Il primo chiuderà il festival 2017 con Outrage Coda, film che chiude la trilogia yakuza iniziata proprio a Venezia nel 2010 con Outrage; il secondo un action puro con tanto di colombina bianca in locandina per rievocare gli antichi fasti simbolici dell’apice toccato negli anni novanta con Face Off.

Jim & Andy: The Great Beyond. The Story of Jim Carrey, Andy Kaufman, and Tony Clifton, documentario diretto da Chris Smith, è il risultato di un’idea del 55enne attore di origine canadese che volle Smith sul set di Man on the Moon a filmare il suo sdoppiarsi nei due personaggi del comico Kaufamn e del suo alter ego cinico Clifton. Un lavoro a dir poco folle che attendiamo con estrema curiosità. Infine tre titoli, parecchio di genere, che dovrebbero fornire soddisfazioni cinefile: l’adrenalico thriller Brawl in cell block 99 di S. Craig Zahler; il western Three Billboards outside Ebbing, Missouri di Martin McDonagh (il regista di In Bruges); e un altro western stavolta dall’Australia ambientato nei territori del nord durante gli anni venti con parecchi aborigeni a darsi da fare contro la colonizzazione bianca: Sweet Country di Warwick Thornton.