Forza Nuova? Fuori il razzismo dalla chiesa. Se qualcuno entra e prova a lanciare messaggi razzisti io non comincio la messa”, dice don Massimo Biancalani, 55 anni, parroco della parrocchia di Vicofaro, nel cuore di Pistoia, che dopo aver postato su Facebook la foto di giovani migranti in piscina, si è visto crocifiggere da Matteo Salvini con l’inevitabile seguito, via web, di insulti e epiteti razzisti. Al grido di “Dio, patria e famiglia”, Forza Nuova ha annunciato che sarà in prima fila ad ascoltare la messa di don Massimo “per vigilare sull’effettiva dottrina del parroco Biancalani”. In segno di solidarietà il vescovo Fausto Tardelli ha inviato il suo vice don Patrizio Fabbri a concelebrare domani la messa delle 11 a fianco di don Massimo. Un gesto isolato, racconta il parroco, accompagnato da un sospetto maturato in questi giorni: “Che ci sia un qualche legame tra Forza Nuova, Casa Pound e certi ambienti ecclesiali tradizionalisti“.

Domenica calda, don Massimo?
Per me sarà assolutamente normale. Io sono un prete semplice: cerco di seguire il vangelo. Che si basa sul valore dell’amore e dell’accoglienza.

Amore, in realtà lei ha definito nemici i fascisti e i razzisti.
Come persone sono miei fratelli, è la loro ideologia che avverso. Come diceva papa Giovanni XXIII, bisogna distinguere tra l’errore e gli erranti.

In un’intervista ha minacciato di prendere a calci nel sedere un razzista che dovesse entrare in chiesa.
Anche Gesù scacciò i mercanti dal tempio. Le porte della chiesa sono aperte a tutti, ma se qualcuno intende profanarla con messaggi razzisti incompatibili con il vangelo il mio dovere di prete è quello di sbatterlo fuori.

Quindi lei con quelli di Forza Nuova non ci parla?
Ripeto, la chiesa è aperta a tutti. E io sono disponibile a parlare con tutti. Ma nella chiarezza evangelica.

Niente timori?
No, già in passato, quando sostenni l’esigenza di costruire una moschea a Pistoia, quelli di Forza Nuova minacciarono un presidio fuori della chiesa, ma poi non vennero, forse perché il tempo fu inclemente, domenica invece ci sarà il sole… A parte le battute, quello che mi amareggia è un retro pensiero che mi sono fatto in questi giorni.

Quale?
Che ci sia un qualche legame tra Forza Nuova e Casa Pound e certi ambienti ecclesiali tradizionalisti.

Il suo vescovo però le ha espresso solidarietà.
Lui sì, ma per il resto silenzio e gelo, salve due o tre persone.

Tipo?
Don Alessandro Santoro, il parroco fiorentino delle Piagge, ad esempio. O il vescovo emerito di Caserta, monsignor Raffaele Nogaro, che mi ha incoraggiato ad andare avanti e a mettere nel conto che ogni gesto di apertura provoca reazioni. E pochi altri.

Eppure papa Francesco è considerato l’ultimo baluardo in difesa dei migranti.
Lui sì, ma la Chiesa è più ondivaga. Un prete mi ha telefonato da Genova per dirmi che un sondaggio cittadino ha rivelato che solo 7 parrocchie su 278 hanno aderito all’appello di papa Francesco ad accogliere profughi. Speriamo che sia un caso limite.

Lei invece ne ha accolti una quarantina.
Distinguiamo. Ventiquattro sono profughi inviati dalla prefettura, gli altri sono quelli che si trovano in una terra di nessuno.

Per ogni migrante 35 euro al giorno.
Per quelli mandati dalla prefettura, per gli altri pensa la parrocchia. E tutti sono inseriti in programmi di recupero e di lavoro. Abbiamo un orto biologico, un panificio e anche un esperienza bellissima di sartoria. Sarti bravissimi del Gambia che sono andati anche sul Tg2.

L’accusano di pensare ai migranti e non ai pistoiesi.
A Pistoia il Comune per l’accoglienza dei senza tetto ha una struttura per sole quindici persone. La Caritas non fa accoglienza. Io in parrocchia ne accolgo dieci.

Molti l’accusano di ingenuità e provocazione: ma c’era proprio bisogno di postare la foto dei profughi in piscina?
E’ stato un gesto dettato da semplicità. Io quello che faccio lo racconto con tranquillità. Come gesto normale, non ho fini reconditi.

Li riporterà in piscina?
E perché no? Anzi abbiamo in programma di fare un salto al mare per due e tre giorni prima dell’inizio delle scuole. Dove sta il problema?