A volte l’essenza dell’Italia peggiore, e il modo in cui noi cittadini siamo maltrattati, viene fuori in maniera emblematica da piccoli esempi. Viaggiare in Autostrada è uno di quelli. E no, non sto parlando solo dei costi sempre crescenti del pedaggio, con governi consenzienti che invece di tutelare i viaggiatori favoriscono gli azionisti, ma della filosofia di viaggio che le Autostrade esprimono, anzi impongono, a chi si mette in strada.

Mi è capitato proprio di recente di fare un viaggio lunghissimo, circa 800 chilometri, per tornare dal nord al centro Italia. Essendo una famiglia di quattro persone, con un bimbo molto piccolo che non mangia quasi nulla al ristorante, avevamo pensato – per evitare di fare come all’andata, pranzare in Autogrill spendendo oltre quaranta euro per cibo scadente – di fare per conto nostro dei panini, e preparare il pranzo del piccoletto in un contenitore apposito. Verso mezzogiorno abbiamo cominciato a cercare piazzole di sosta attrezzate, che avessero semplicemente un tavolo di legno, un po’ d’ombra e non troppa immondizia intorno. Dopo oltre due ore nulla di tutto ciò era apparso all’orizzonte. Gli unici spazi di sosta, segnalati da una P, erano appunto dei parcheggi, piazzole desolate esposte ai raggi violenti del sole, oltre che sporchissimi. In breve, Autostrade ci stava dicendo in maniera eloquente che o ci rassegnavamo a mangiare i panini dentro la macchina sotto il sole cocente, oppure dovevamo forzatamente entrare in un Autogrill. Noi siamo riusciti a trovare un pezzo di prato con qualche pino oltre il guard rail e ci siamo accampati per terra.


Può sembrare, ripeto, un’inezia, invece a mio avviso rivela una mentalità che non oserei a definire illiberale. Tanto che chi proviene dall’estero rimane esterrefatto – e così gli stranieri che arrivano da noi – perché su tutte le autostrade svizzere, tedesche, francesi e così via di piazzole se ne trovano a iosa. Alcune persino attrezzate con giochi per bambini. Anche perché gli stranieri ad esempio i tedeschi e gli olandesi, non amano assolutamente spendere e sono dei veri fan del fai da te. Ebbene, da noi stranieri e italiani sono invece obbligati a entrare negli Autogrill (e per favore, non mi dite che voi avete incontrato piazzole o che ci sono delle super app che ti segnalano i posti dove fermarti: certo che ce ne sono, ma poche, anzi pochissime, se è vero che in 800 chilometri io non ne ho incontrata una. E quanto alle app, ma i comuni mortali che non hanno lo smartphone o non sono digitalizzati non hanno diritto alla piazzola?).

Dunque, l’Autogrill. Avete mai riflettuto su che visione della vita esprime un Autogrill? Un posto con intorno il niente, appunto, dove sei costretto a entrare se vuoi mangiare o bere o andare in bagno. Un posto dove un panino costa cinque euro e un pacchetto di patatine quattro, e dove per uscire sei obbligato a fare una specie di tour consumistico tra salami, conserve, biscotti, giocattoli, pupazzi e altre centinaia di cose di cui mai avrai bisogno in macchina e che puoi trovare a un qualsiasi negozio alla metà del prezzo. Beh, uno fa il giro e non compra, si potrebbe obiettare. Facile, quando non hai dei bambini, che com’è noto appena vedono voglio comprare, con conseguenti crisi e pianti che sì, deriveranno pure da una cattiva educazione ma anche – tanto – dall’esaltazione della filosofia consumista a cui sono esposti. Invece degli inutili prodotti, si potrebbero mettere all’esterno due altalene, uno scivolo, una casetta, insomma giochi per i più piccoli. E magari fasciatoi e zone attrezzate per i bebè nei bagni, come ha ricordato di recente la sindaca di Torino Chiara Appendino. E invece dentro gli Autogrill sono pieni di merce, fuori – ci avete fatto caso? – squallidi e vuoti, tanto da costringerti, appunto, a entrare e consumare.

Ceto, starete pensando, tra terremoti, attacchi terroristici, cambiamenti climatici e siccità, politici inetti, crisi economica, disoccupazione la questione degli Autogrill può sembrare secondaria. Ma a guardarla bene, in fondo è una delle sottili forme di violenza alle quali siamo costantemente esposti senza accorgercene. Forse vi sembra normale che non esistano piazzole attrezzate per famiglie che vogliano mangiare o semplicemente sostare e riposare in un viaggio magari lunghissimo? E vogliano consumare i propri cibi, non un panino Camogli super caro che moltiplicato per quattro o cinque più le bevande fa una cifra stratosferica, almeno per una famiglia media? E poi perché non concedere almeno un compromesso, mettere dei tavoli fuori dagli Autogrill, in modo che uno possa magari comprare un caffè o una tavoletta di cioccolato, ma non essere costretto a pranzare? Sarà una cosa stupida, ma a me ha rovinato il viaggio. Dover mangiare per terra, con due bambini (vedi foto sopra), pagando un pedaggio stellare, mi è parsa una cosa semplicemente vergognosa.