Come sarà la televisione nel prossimo autunno? Considerando che i ricavi pubblicitari sono in calo e che i telespettatori continuano a diminuire, non c’è da aspettarsi grandi novità: è plausibile che si avrà una tv ancora più povera, incentrata su una programmazione low cost, che favorirà ulteriori fuoriuscite di telespettatori, giovani e adulti in particolare, programmazione che nel contempo consoliderà lo zoccolo duro degli ultras del piccolo schermo, innanzitutto gli anziani.

Nel primo semestre di quest’anno, la pubblicità televisiva ha fatto registrare un calo di -1,9% (il mercato complessivo è sceso di -3%). Dopo il buono andamento del 2016, favorito dai Campionati europei di calcio e dalle Olimpiadi, è riapparso il segno meno. Dal grafico si evince la relazione fra l’andamento dell’economia, rappresentata in questo caso dal Pil, e gli investimenti pubblicitari: come in Borsa, la pubblicità tende a deprimersi appena l’economia arretra, mentre s’innalza quando l’economia manifesta segni di ripresa. Va anche detto che la tv, come rilevato in altri interventi, sta perdendo l’egemonia come mezzo pubblicitario, in quanto cede continuamente quote al web.

Interessante è verificare, secondo la società di ricerche Nielsen, l’andamento dei singoli network. Rai e Sky scendono di -7%, Mediaset rimane stabile, La7 fa -1%, mentre Discovery cresce di +9%. La presenza della Rai, in questo contesto, pone qualche interrogativo per quanto riguarda le dinamiche di mercato. Qualche mese fa l’azienda pubblica reclamava il diritto di essere considerata alla stregua delle imprese private, per giustificare i faraonici compensi ad alcune star (compensi che non saranno ripagati da introiti pubblicitari aggiuntivi, stante anche la situazione di crisi del mercato), mentre rimarca ora la funzione di servizio pubblico per richiedere l’aumento delle entrate, dopo la riduzione del canone unitario da 100 a 90€.

Per quanto riguarda i costi, la Rai pretende di essere considerata come un’impresa privata, per le entrate preferisce essere considerata servizio pubblico. Quest’anno la Rai paga una gestione dell’esercizio 2016 poco “oculata” (anche se vi sono state alcune scelte di alto profilo, come Rai play e Rai yoyo senza pubblicità). Lo scorso anno l’azienda pubblica ha avuto un surplus di 300milioni, grazie all’aumento del gettito da canone (è stato il primo anno di applicazione del metodo di riscossione ancorato alla bolletta elettrica che ha di fatto azzerato l’evasione) e alla pubblicità (+8%). Invece di investire quel surplus e di aumentare le riserve, è stata aumentata la spesa corrente, rinunciando così ad un adeguato paracadute finanziario. A ben vedere, vi sono diverse somiglianze fra la gestione del bilancio della Rai e quello del bilancio dello Stato.

Va anche considerato che la Rai tende a privilegiare la prima parte dell’anno, dove “piazza” i pezzi migliori, a cominciare dalle fiction. Dall’inizio di giugno fino alla fine di settembre, la programmazione è fatta di repliche, negli ultimi tre mesi dell’anno non vi sono quasi mai programmi top (da segnalare comunque i ritorni di Bolle e Mika). La Rai, come rilevano diversi osservatori, non ha una buona gestione del Palinsesto: sono troppe le sovrapposizioni di genere fra le reti, e soprattutto si percepisce che manca una gestione della programmazione che vada al di là della quotidianità. Il calo degli ascoltatori (vedi tabella) conferma la perdita di appeal della tv. Nei primi sei mesi dell’anno, la platea televisiva ha perso, rispetto all’omologo periodo di due anni fa, 1,8milioni di persone (-7%): un calo consistente che sembra non attenuarsi. Il fatto che gli italiani pagano sempre meno per la tv (vedi grafico) evidenzia infine che essa attrae sempre meno.

In conclusione, ci saranno ancora, a ben cercare fra le reti e gli orari di nicchia, buoni programmi, ma i dati confermano che la qualità media della programmazione in generale nei prossimi mesi continuerà a scemare. Unica novità interessante dell’autunno potrebbe venire da La7: si preannunciano diverse novità e la rete potrebbe intercettare l’interesse di diversi ascoltatori di Raitre.