Spero che dall’indignazione per i migranti respinti nei lager libici nasca una nuova forza politica o almeno una nuova opzione elettorale. Ma andiamo con ordine, e adagio, nel ragionamento.

Sta succedendo davvero qualcosa d’importante, nei fatti e nelle nostre coscienze? O è l’ennesimo media-evento, per di più estivo, che tra pochi giorni sarà soppiantato da qualche altra scena, magari di tutt’altro genere? La situazione è in evoluzione, con aspetti che ci sfuggono (principalmente quelli interni alla Libia); sul piano politico il Pd – ma il ragionamento vale persino per 5 stelle – cercherà di fare o dire qualcosa per smarcarsi dall’immagine di complice degli aguzzini. Ma almeno per alcuni giorni è successo davvero: il governo, e le principali forze politiche italiane, hanno operato per ridurre i soccorsi delle Ong in mare e per far sì che la cosiddetta Guardia costiera libica intercettasse sistematicamente i barconi, portando i migranti nei famigerati centri di detenzione.

Ciò non è accaduto per l’improvviso sadismo di qualcuno, o per interessi occulti, quali poteri forti o altre diavolerie, ma per un motivo molto più semplice, lineare e a suo modo democratico. E cioè perché avvicinandosi le elezioni si dà più peso ai cosiddetti umori della gente che sembrano in netta maggioranza contrari all’accoglienza e probabilmente al soccorso dei migranti. I valori delle culture alla base della Costituzione italiana, i valori di Papa Francesco, i valori dell’Onu e dei diritti umani sono finiti in minoranza di fronte alla nuova xenofobia che teme la rottura degli equilibri sociali e di ordine pubblico causata dall’ondata (!) migratoria.

In fin dei conti, da quello che ho capito leggendo le interviste, il Minniti-pensiero è tutto qui. Non aspettatevi grandi giustificazioni o visioni storiche. La nuova linea dura del governo deriva dalla percezione della percezione. Il ministro Minniti sa benissimo che l’accoglienza è gestibile e che, anzi, occorrerebbe riaprire corridoi umanitari e flussi di visti per lavoro (“Lo scorso anno sono arrivate 181.000 persone, quest’anno 95.000 in sette mesi; tutto questo è frutto di flussi illegali di immigrazione gestiti dai trafficanti. Se oggi diciamo agli italiani che oltre a questi oltre 270.000 migranti intendiamo far entrare altre 180.000 persone legalmente, temo che qualcuno chiamerà il 118 e mi ricovereranno“). In linea di principio anche molti di noi “umanitari” concordiamo sul rischio di crisi per eccesso di arrivi, ma non certo per le cifre citate da Minniti che, anche se fossero tutte sommate in un anno (e non è così), sarebbero di gran lunga inferiori al milione di siriani accolto dalla Germania in un solo anno. La verità è che il governo si arrende alle ansie irrazionali della “gente” e anzi conta di costruire consenso politico sul calo degli sbarchi (da ottenersi con qualunque mezzo possibile).

Al di là di numeri, costi, sondaggi di opinione, la divergenza di sentimenti è cresciuta in questi giorni fino al punto virtualmente drammatico che stiamo vivendo. Al momento come dicevo siamo in minoranza, ma la partita è aperta: i sentimenti di una gran parte della popolazione possono cambiare. In molti sentiamo fortemente la necessità di non essere complici, di farci sentire, di fare qualcosa. E le cose da fare non mancano a partire dalle firme per il progetto di legge Ero Straniero, dalle sottoscrizioni per le ong, ai progetti locali cui partecipare.

Vorrei in questo post sottolineare l’aspetto più strettamente politico: chi ragiona e si impegna per costruire opzioni elettorali nuove e diverse rispetto al tripolarismo Pd-5 stelle-centrodestra tenga conto del fondamentale passaggio ideale che stiamo vivendo. Non nego che per alcune migliaia di persone siano fondamentali questioni come la collocazione tra Pd e Cgil, le simpatie o antipatie per vecchi leader, l’Ulivo o il nuovo inizio. Ma forse mai come in questo scorcio del 2017 sull’accoglienza, sui soccorsi, sui diritti umani in generale si è avvertita la distanza tra le principali forze politiche e la sensibilità dei Giusti. Non la vorrei cristallizzare e anzi spero che nei campi Pd e 5 stelle e perfino nel centrodestra si ritorni a punti di vista più civili e umani. Ma una nuova opzione elettorale ha poco senso se non riesce a nascere dentro le indignazioni e le angosce “fondative” di questa estate, che toccano valori unità e divisioni, spartiacque e fratellanze ben più profondi dei soliti noiosi canovacci politici.