Con la recente riforma delle Professioni, le Istituzioni e il governo hanno imposto di adeguarsi alle regole europee, ma non hanno messo mano alla legislazione per le relative competenze definendone gli ambiti di pertinenza. In Europa l’unica figura abilitata a progettare è l’architetto, mentre i diplomati affiancano i professionisti in ruoli subalterni. In Italia, invece, l’incapacità di politica e istituzioni di smontare lobby e spezzare patti corporativi viene pagata non solo dai professionisti, ma anche da un territorio ferito da una produzione edilizia di assoluta mediocrità.

Architetti e ingegneri sono coartati alla competizione con geometri, agronomi, periti edili e i possessori di lauree triennali; il tutto senza minimi tariffari frutto di una liberalizzazione insensata che, in piena crisi economica, obbliga a una formazione continua a proprie spese, all’assicurazione e al pagamento dei contributi minimi (raddoppiati dalla “riforma” Inarcassa). La sensazione diffusa è che le difficoltà che si trovano ad affrontare oggi gli architetti siano originate proprio dal CnaCcp (il Consiglio nazionale degli architetti pianificatori, paesaggisti e conservatori) e dagli Ordini provinciali (ormai enclave territoriali) che sconfinano dalle loro reali funzioni istituzionali quando dialogano con i governi, senza – visti i risultati – le dovute competenze, capacità critiche, deleghe di rappresentanza. E senza nemmeno la capacità (o la volontà?) di rendicontare in modo trasparente.

Sebbene, ad esempio, il Cna non sia deputato a farlo, nei fatti dialoga con i governi. All’indomani dell’approvazione della riforma delle professioni, un entusiasta e arrendevole Leopoldo Freyrie (presidente del Cna fino al 2015) ha dichiarato: “Il decreto approvato dal Consiglio dei ministri ‘dà attuazione ad una Riforma sostanzialmente utile‘”. Ho chiesto allora all’architetto Fabrizio Pistolesi, consigliere nazionale dal 2016 con funzioni di Segretario e Coordinatore Dipartimento Semplificazione, che cosa stesse facendo in questo senso il nuovo consiglio del Cna. Ecco il suo contributo.

di Fabrizio Pistolesi

Ritengo che il vero cancro per le professioni tecniche sia la burocrazia, e in questo senso credo sia prioritario un intervento del CnaCcp. Il dipartimento della Funzione Pubblica ha stimato i costi burocratici in edilizia pari a 4,4 miliardi di euro all’anno. Il tempo medio di rilascio del permesso di costruire è di 175 giorni; oltre l’80% del tempo di un professionista è destinato alla burocrazia, mentre solo il 20% alla gestione del progetto, con prevedibili ricadute sulla qualità architettonica. L’Italia è al 112° posto della graduatoria Doing Business (che classifica i vari Stati del mondo in base alla facilità, o meno, di fare impresa) i cittadini e le imprese lamentano i tempi lunghi e gli alti costi burocratici per il rilascio dei titoli abilitativi; il numero eccessivo di amministrazioni a cui rivolgersi; la differenziazione delle procedure tra un Comune e l’altro e l’assoluta incertezza sugli adempimenti.

La politica, dopo uno scellerato iter di provvedimenti per la “Semplificazione”, a seguito del D.P.C.M. “Approvazione del Programma per la misurazione e la riduzione dei tempi dei procedimenti amministrativi (…) su imprese e su cittadini” inquadra finalmente il problema, e con il supporto degli Ordini e dei Collegi professionali, pubblica l’agenda per la semplificazione 2015-17 con la finalità di standardizzare gli adempimenti. Il primo degli obiettivi raggiunto è stato la modulistica unificata su tutto il territorio nazionale (luglio 2016) che risulta adottata da oltre il 70% dei Comuni. Grazie poi ai provvedimenti legislativi [L.7/8/2015 n.124; D.Lgs. 30/6/2016 (Scia) e D.Lgs. 222/2016 (Scia2)], i titoli edilizi vengono ridotti a quattro cancellando definitivamente la Dia e la Cil, prevedendo il tramonto definitivo del certificato di agibilità sostituito dalla Scia per l’Agibilità. In Gazzetta Ufficiale è stata pubblicata l’intesa del 20/10/2016 tra governo, Regioni e Comuni riguardante l’adozione del Regolamento Edilizio Unico, ed ultimo, recentissimo, il provvedimento per la semplificazione del Nulla Osta paesaggistico ambientale per opere minori.

La Rete delle Professioni Tecniche è intervenuta nel processo di definizione della Scia2 proponendo emendamenti e modifiche alla bozza di Regolamento Edilizio Unico il 29/09/2016. Nonostante questi importanti traguardi, siamo consapevoli di essere solo all’inizio di un lungo percorso e che si dovrà vigilare sulla discrezionalità lasciata alle Regioni di integrare il Regolamento edilizio per non far rientrare dalla finestra quello che è uscito dalla porta. Un altro importante obiettivo è quello di creare con la rete ordinistica provinciale, degli osservatori sugli sportelli unici per l’edilizia con lo scopo di supportare l’amministrazione ad attivare buone pratiche e a completare il processo di adesione ai Sue (DPR 380/2001) che ancora il 51% dei Comuni italiani non hanno realizzato.

Anche dal punto di vista dell’informatizzazione e della dematerializzazione delle pratiche edilizie c’è ancora molto da fare, ma il nuovo codice dell’amministrazione digitale con l’autenticazione unica Spid e la firma digitale, consentiranno a breve, di poter consegnare le pratiche comodamente da studio, usando piattaforme innovative che potranno essere messe a disposizione dagli ordini e i collegi, oltre che dalle Pa.