Il voto di sfiducia nei suoi confronti? “Tra quelli che mi hanno cacciato ci sono anche alcuni consiglieri comunali coinvolti in vicende di abusivismo edilizio“. L’ex ministro dell’Interno, Angelino Alfano? “Un anno fa ha detto che avrebbe invitato le forze politiche locali a stringersi attorno a me. E infatti oggi anche i suoi consiglieri hanno votato per cacciarmi“. Il governatore Rosario Crocetta? “È venuto qui a dire: il sindaco ha scelto di demolire. Una dichiarazione un po’ ignorante: demolire non è una scelta politica. È un obbligo di legge“. Nel day after del voto del consiglio comunale che lo ha fatto decadere da sindaco di Licata, Angelo Cambiano è tutt’altro che arrabbiato. “No, al massimo direi deluso: non posso pensare che questa sia la fine prevista  per tutti gli onesti servitori dello Stato“, racconta l’ormai ex primo cittadino, diventato famoso perché ha fatto eseguire le ordinanze di demolizione per le costruzioni abusive nel comune agrigentino.

Una vicenda che dovrebbe rappresentare solo un fatto di ordinaria amministrazione. In terra di Sicilia, invece, è diventata una storia fatta di minacce, attentati incendiari e polemiche al veleno. E con un epilogo che lo stesso Cambiano aveva profetizzato. “Sto vivendo una situazione paradossale, ho svenduto la mia vita e so anche come andrà a finire: mi isoleranno sempre di più, dicendo che cerco solo pubblicità. Se non mi arriveranno risposte chiare da parte del governo nelle prossime ore, mi dimetto”, diceva il sindaco al fattoquotidiano.it nell’ottobre del 2016. E infatti a due anni dall’elezione, primo termine utile previsto dalla legge per presentare una mozione di sfiducia contro il primo cittadino, ecco che Cambiano è stato messo alla porta. Proprio alla vigilia della campagna elettorale per le elezioni regionali siciliane del prossimo 5 novembre.

Signor sindaco, perché non si è dimesso un anno fa?
Ex sindaco, ormai. Non mi sono dimesso perché l’allora ministro dell’Interno, Angelino Alfano, mi chiese di andare avanti. Mi volle incontrare a Taormina per darmi fiducia e dirmi che sarebbe stata una sconfitta dimettersi. Poi dichiarò persino che avrebbe invitato le forze politiche locali a stringersi attorno a me.

E invece?
E invece tra i consiglieri comunali che hanno votato la mia sfiducia ci sono anche quelli del suo partito.

Non ha sentito Alfano dopo il voto di sfiducia?
No, non l’ho sentito.

Chi si è fatto sentire? 
Questa volta quasi nessuno. Devo riconoscere solo la vicinanza del ministro dell’Interno, Marco Minniti, e della sua segreteria. E poi ho ricevuto molte telefonate da parte di persone normali. Non sono convinto che la volontà del consiglio comunale corrisponda a quella della città. Almeno dalle parole che mi hanno dedicato gran parte dei miei concittadini.

Un anno fa anche il presidente della Regione, Rosario Crocetta, venne a Licata a sostenerla.
Sì, con lui ho avuto uno scontro perché venne qui e disse: Il sindaco ha scelto di demolire. Un modo un po’ ignorante di sostenermi, se mi permette.

Perché?
Perché demolire non è una scelta politica ma un obbligo di legge. Quelli demoliti sono manufatti abusivi dove c’è un vincolo totale, gravati da sentenza passata in giudicato. È questo il passaggio che mette in pericolo la mia incolumità: è stato fatto passare il messaggio che il sindaco ha scelto di demolire, che a Licata c’era il sindaco demolitore. E invece il sindaco rispetta semplicemente le sentenze della magistratura. Certo capisco che è facile additare il sindaco di Licata come un demolitore in un contesto regionale dove sul fronte della lotta all’abusivismo non avviene nulla o quasi.

Quante demolizioni avete fatto a Licata in due anni?
Settantadue, tutte seconde case entro i 150 metri dalla battigia, laddove c’è un vincolo di inedificabilità assoluta.

Non si tratta dunque del cosiddetto abusivismo di necessità?
Assolutamente no. Esisterà anche l’abusivismo di necessità ma per adesso le sentenze riguardano immobili entro i 150 metri dalla battigia. Ho letto che il candidato governatore del Movimento 5 Stelle, Giancarlo Cancelleri, ha parlato di abusivismo di necessità. Qualche mese fa lo incontrai per caso all’Assemblea regionale siciliana e mi disse di andare avanti e che mi sostenevano.

A parte i consiglieri di Alfano, chi sono gli altri che l’hanno sfiduciata?
Alcuni ex esponenti del Movimento per l’Autonomia che fanno capo a Carmelo Pullara, candidato alle prossime elezioni regionali. Uno che già aveva detto: faremo di tutto per fermare le ruspe. Ora potrà strizzare l’occhio agli abusivi dicendo: abbiamo mandato a casa chi voleva demolirvi le case.

Tra i 21 consiglieri che l’hanno sfiduciata c’è qualcuno che ha ricevuto un ordine di demolizione?
Sì o direttamente o tramite qualche familiare: un cognato, un fratello, un suocero, un papà.

Quanti sono?

Io credo che siano almeno 5 o 6. Se non addirittura 7.

È vero che ha fatto un esposto alla magistratura sul tema?
Sì è vero. È una vicenda nata da una mia dichiarazione all’Arena di Massimo Giletti. In tv mi hanno chiesto: ci sono consiglieri comunali coinvolti in vicende di abusivismo edilizio? Risposi: Sicuramente sì, ci sono. Al mio rientro in città mi volevano querelare per avere offeso l’onorabilità del consiglio comunale, quindi ho dato disposizioni agli uffici per cercare gli eventuali coinvolgimenti familiari di consiglieri in vicende di abusivismo edilizio.

E quale è stato il risultato di questa indagine interna?
Nessuno. La procedura si impantanò o fu fatta impantanare appositamente perché mi venne detto che la privacy non lo permetteva. A luglio, però, a Licata sono stati notificati 19 avvisi di garanzia per concessioni edilizie false. A quel punto con un nota riservata ho chiesto all’ufficio competente di comunicarmi eventuali coinvolgimenti di appartenenti al consiglio. Mi è stato fornito un elenco e l’ho trasmesso alla procura della Repubblica di Agrigento.

Solo che dopo pochi giorni lei è stato mandato a casa dagli stessi abusivi.
Sì, sono stato cacciato anche da alcuni consiglieri comunali che sono coinvolti in vicende di abusivismo edilizio. Mi lasci dire una cosa però.

Dica.
Licata è fatta di gente perbene e onesta. Anche chi ha costruito abusivamente lo ha fatto a volte inconsapevolmente o perché la classe politica di allora lo ha permesso. Io non penso che l’abusivo sia un delinquente. Semplicemente se si sbaglia bisogna cercare di sanare l’errore. E invece il messaggio che passa è: il sindaco vuole abbattere le case? Cacciamo il sindaco, ammazziamo il sindaco.

E infatti l’hanno cacciata. Adesso che fa? Torna a fare l’insegnante?
Torno alla mia vita di sempre anche se in questi due anni la mia vita è cambiata.

In che modo?
Mi hanno incendiato due immobili in meno di un anno. Solo per uno di questi attentati sono stati individuati gli esecutori materiali ma non i mandanti. Dell’altro caso non si sa nulla. Sono diventato sindaco da normalissimo cittadino e ora sono sotto tutela: mio figlio è nato nove mesi fa praticamente sotto scorta. Ritornerò alla mia vita di ogni giorno, ma vivendo sotto scorta solo perché ho cercato di fare rispettare la legge.

Secondo lei è un caso che la sfiducia sia arrivata proprio alla vigilia delle elezioni regionali?
Era il primo termine utile. Certo se questi mi hanno sfiduciato per farsi la campagna elettorale per le elezioni regionali sto davvero pensando di non fargli questa cortesia.

Pensa di candidarsi?
Se la legge me lo consente potrei farlo sì ma non so davvero con quale partito non avendo mai avuto un padrino o protettore politico. Vedremo.

Senta Cambiano, ma se a lei è successo praticamente di tutto in appena due anni non è che i suoi colleghi sindaci ignorano le sentenze di demolizione?
Credo che la situazione sia sotto gli occhi di tutti. La mia viene definita una scelta politica. Qualcuno mi dice: ma tu delle demolizioni non avevi scritto nulla nel programma elettorale. Cosa avrei dovuto scrivere? Che questa giunta non intendeva violare la legge? La verità è che io vivo in una terra in cui da sempre la politica ha sfruttato il territorio. E in cui la gente ha chiuso gli occhi in cambio di qualche piccolo favore personale.