Showbees, organizzatore di un concerto di Fedez, deve versare la quota dovuta all’artista a titolo di compensi per diritto d’autore a Soundreef, gestore indipendente del copyright che il cantante aveva scelto nel 2016, preferendolo così alla Siae. A deciderlo è stato il tribunale ordinario di Milano, con un decreto ingiuntivo emesso il 19 luglio. L’organizzatore, che aveva pagato solo Siae, come chiesto da quest’ultima, avrà ora quaranta giorni per decidere se pagare Soundreef o opporsi al decreto ingiuntivo promuovendo un giudizio ordinario.

Una decisione, spiega Soundreef in una nota, che “costituisce un importante precedente e contribuisce a far chiarezza: chi utilizza i diritti d’autore di un artista o di un editore è tenuto a pagare direttamente i titolari dei diritti o chi abbia ricevuto da questi ultimi il mandato alla gestione dei diritti e non può pagare sempre e comunque la Siae anche in relazione a diritti estranei al repertorio dei propri mandanti e associati”.

E il legale di Soundreef, Guido Scorza, ha aggiunto che “alcuni organizzatori di concerti non versano a Soundreef quanto dovuto perché sviati e confusi da pratiche commerciali della Siae che formano attualmente oggetto di un procedimento davanti all’Antitrust“. E questa decisione, ha aggiunto, “per quanto pronunciata in sede sommaria, potrebbe contribuire a chiarire ciò che dovrebbe essere ovvio: nessuno, Siae inclusa, può gestire diritti d’autore e incassare compensi in assenza di un mandato da parte del titolare dei diritti. La volontà di un autore deve essere sempre e comunque rispettata e non c’è questione di mercato, né esclusiva che possa travolgere questo principio elementare”.

Davide D’Atri, fondatore e amministratore delegato di Soundreef, ha poi sottolineato che l’Antitrust “ha appena aperto un’istruttoria per abuso di posizione dominante nei confronti di Siae, e nella Commissione Ue, che secondo diverse fonti starebbe per avviare una procedura di infrazione contro il governo italiano proprio in merito all’esigenza di garantire libertà nel mercato dell’intermediazione dei diritti d’autore. Questa decisione del tribunale di Milano, dunque, è solo un primo passo nella direzione auspicata”.