Una querelle a tutto campo, quella sui monumenti fascisti. Tanto che il comunicato della presidenza della Camera di ieri non sembra disinnescare le polemiche. Anzi, la nota sul sito della Camera, spiega che “In risposta a chi le ha domandato se non ci sia in Italia il problema di alcuni monumenti come l’obelisco Mussolini Dux al Foro italico, la Presidente della Camera – Laura Boldrini – ha detto: ‘Ci sono persone che si sentono colpite da questo, a volte anche offese. Quando ho accolto i partigiani alla Camera, in occasione del settantesimo anniversario della Liberazione, alcuni di loro hanno evidenziato questo stato di cose, dicendo che non accade altrettanto in Germania, dove i simboli del nazismo non ci sono più. Questi vecchi partigiani si sentono ancora offesi da questo. Io rispetto la loro sensibilità‘”.

Allora si erano agitate le acque e si riagitano ancora di più oggi. E Latina, città di fondazione del ventennio fascista, non è rimasta certamente fuori dal coro.

La presidente della Camera, infatti, dovrebbe essere qui il 19 luglio per la cerimonia di intitolazione del parco di Latina ai giudici Falcone e Borsellino. Già questa decisione della nuova intestazione presa dal sindaco Damiano Coletta e dalla sua Giunta aveva provocato un terremoto in città: il parco era stato intestato ad Arnaldo, fratello del duce. Il sindaco tentando di calmare gli animi aveva chiarito che non risulta da nessun atto l’intitolazione ad Arnaldo Mussolini, e che lui non fa neanche parte della storia di Latina. Ed è andato avanti fino all’inaugurazione programmata per il prossimo mercoledì. Ora questa nuova tegola non ci voleva proprio. Latina, infatti, dove ti giri ti giri, ha “monumenti” dell’era fascista.

Il palazzo comunale, l’intendenza di Finanza e la stessa piazza del Popolo, piazza della Libertà, l’opera nazionale combattenti, i tombini con la scritta Littoria, nome di fondazione della città all’epoca di Mussolini, il parco comunale e così via. Su tutti, Palazzo M (lettera che richiama il cognome del duce, a cui si deve la costruzione) un bellissimo palazzo a cui tutti noi, latinensi e non, siamo molto affezionati, perché molte scuole avevano sede lì.

Tante persone, e anch’io, abbiamo vissuto la nostra formazione scolastica dentro quelle aule immense e non ci sentiamo affatto imbarazzati, pur pensandola diversamente. La città ha cercato e cerca sempre di trovare un equilibrio, nonostante le spinte nostalgiche di chi vorrebbe richiamarla Littoria e di chi vorrebbe abbatterla.

L’accusa che si potrebbe fare, invece, è quella di averla deturpata e non mantenuta nel suo aspetto originario. Di non rispettarla e di non riqualificarla. Questo sì. Noi viviamo la nostra città con affetto e rispetto. Alessandro Panigutti, direttore di Latina Editoriale Oggi, la pensa allo stesso modo: “Siamo cresciuti attorno a questi reperti anche nutrendo convinzioni molto distanti da quelle propagandate dalla simbologia fascista. Non siamo soltanto la città di Ajmone Finestra e di Tommaso Stabile, ma anche quella di Angelo Tomassini e Vincenzo Granato, di Luigi Marafini e Luigi Piccaro, di Ferdinando Bassoli e Ignazio Cervone e Guido Bernardi. E nessun busto, nessun fregio superstite e nessuna immagine ‘compromessa’ ha mai impedito a questa città di crescere”.

Forse, la tolleranza da parte di tutti è la ricetta migliore. E rispetto e accettazione “per simboli scomodi e superati”.