Ricordo che in città il mood era sempre “non c’è mai un ca**o, che pal*e” Adesso invece è tutta un’altra storia. Un paio di giorni per metabolizzare l’evento. Non per averlo piacevolmente vissuto dall’interno – salvandomi per quasi 15 ore dall’ascolto obbligato e passivo di Despacito in attesa di un antitormentone – ma per leggere gli altri articoli, di giornalisti, colleghi e persone sui social, molti dei quali con grande snob hanno commentato, giudicando l’evento come un concentrato di becero pop.

Embè? Una volta, mentre ero al cinema a vedere L’incredibile Hulk, un tipo dietro di me commentava l’impossibilità di saltare come Hulk, aggiungendo “Ma che minchiata! Non potrebbe mai avere quella forza contro i carri armati”. Ascoltavo basito, anche se dentro di me avrei voluto diventare verde e dargli uno schiaffone alla Hulk. Ma è possibile? Mia nonna diceva “Vuoi star bene? Lamentati“.

Com’è possibile essere talmente superficiali da affogare nell’evidente evidenza, e con tanta stupidità. Certo, sì, il concerto di Radio Italia era pop. Sì, proprio proprio pop, cioè popolare. Esattamente come doveva essere. E ad ingresso gratuito, ha unito i cuori più disparati di migliaia di giovani in una Palermo che sta vivendo un momento di grande vivacità. Evviva gli organizzatori degli eventi (non quelli dei social), evviva i promotori delle manifestazioni, delle feste e dei concerti.

Siamo nei giorni del Pride, da poco c’è stato l’Unlocked music festival con Paul Kalkbrenner per Musica e legalità, la Festa-fiera di AddioPizzo, Samuel che ha realizzato il video in città con YouNuts (tra i migliori videomaker in circolazione), tra poco a Selinunte arriverà Martin Garrix grazie al lavoro di Unlocked – società made in Palermo. Prendiamoci bene: sorridiamo piuttosto, sono passate le elezioni e vedi il sindaco che balla sotto il palco le canzoni di Gigi D’Alessio che lascia cantare il pubblico.

Qualcuno maliziosamente grida “Leoluca, sono finite le elezioni”, ma questo mi rincuora perché a questo punto è tutto spontaneo, i voti sono già incassati. Prendiamoci bene, Morandi che ci fa tremare e si riconferma un superuomo che canta anche cadendo. Le voci che all’unisono con Ramazzotti, i classici con la re-union delle Vibrazioni e “Giuliaaa”: e viva le mani a tempo sul basso di Saturnino. Così sia. Perfetta la regia di Sergio Pappalettera.

Sì, viva chi fa le cose. Radio Italia l’ha fatto, e spero che possa tornare il prossimo anno, perché fa bene a Palermo, troppo spesso lontana dagli eventi grandi e gratuiti, fa bene alla speranza di una continua crescita, fa bene perché crea movimento sano. Fa entusiasmare chi vuole un giorno differente, con leggerezza, fa lavorare persone, e senza spocchia offre uno spettacolo a chi lo vuole vedere e alleggerirsi senza obblighi.

Invece, che palle. Tu che ti lamenti, tu che preferisci ascoltare altro, tranquillo: sei libero. Sei libero di andare altrove, sei libero di stare a casa e nessuno ti giudicherà perché scegli Burt Bacharach. Anzi, bene, benissimo: ascolta, Vangelis, Miles Davis, passa dagli SlipKnot, Metallica, J Dilla, Moderat, Martin Garrix, Die Antwoord, Beethoven o Bee Gees. Sì, se sei a Palermo? Vai al Brass Group, puoi andare al Maalox, al Teatro di Verdura, al Golden: nessuno ti chiede soldi per la tua libertà di scelta.

Non sei obbligato ad andare al concerto di Radio Italia e nemmeno a stare a casa tua. Mi chiedo però, se con tutta questa altezzosità intellectual-chic, sia andato al concerto di Battiato, accompagnato dalla Royal philharmonic concert orchestra. Era a pagamento, ma chissà quanta gente avrebbe coinvolto se fosse stato gratuito al Foro italico. Lo chiedo perché ricordo quando è venuto James Brown, e, sotto il palco di quell’epico concerto gratuito eravamo in ottanta. Ottanta persone funky sotto il palco, sconvolte dalla mancanza di partecipazione in massa davanti al re del funky. Eppure, era gratuito. Purtroppo.

Rendo l’idea? C’è un momento per ogni cosa e non rosico quando con gli amici posso anche passare una giornata così. Non amo particolarmente il pop ma con un evento come Radio Italia live, #lamusicaèpiùforte (lo dice bene l’hashtag). Diciamolo, la gente ha voglia di tante cose e i criticoni ci stanno anche, ma l’estate è anche spensieratezza dello “Scialla, vai vascio, fly down, relax and keep calm”.

Insomma, tutto bene. A parte la caduta del Gianni, che ha fatto la grande notizia, e le difficoltà tecniche avute da Sinclar che alla faccia dei dj haters resta un bravissimo produttore e miscelatore di musica che muove le masse (e anche qui, siete fortissimi se andate al meraviglioso Ypsigrock – che suggerisco fortemente a chi non lo conoscesse – , al Primavera  Sound o al Meakusma, ma anche stica**i). Il primo set con l’immenso Sylvestre è stato perfetto, la chiusura invece ha zoppicato a causa di un lettore cdj (o del mixer) che rendeva impossibile la miscelazione facendo imbufalire Bob con il Libertango in play – sponsorizzato Vecchia Romagna.

Nota stonata – per me – è stata la ridondanza di Luca e Paolo sul tema mafia, con “minchia signor tenente” e un video contributo storico di Falcone, pochi giorni prima delle commemorazioni della strage di via D’Amelio per Borsellino, ma capisco che in questi casi tutto è da prendere con le pinze – apprezzo l’intenzione.

Organizzazione impeccabile, atmosfera positiva, la sicurezza ha gestito tutto alla grande e lo staff di Radio Italia (a partire da Tony Vandoni – super attento e sempre on-point) ha reso lo spettacolo perfetto oltre le attese.

Gabbani simpatico, Samuel super energia, ormai palermitano per cuore, Nina Zilli è un carico di stile. Gli altri, li avrete letti ovunque. Ebbene sì, decisamente pop: la crème del pop, ma quello fatto su misura per le radio. Del resto, è Radio Italia e va bene così.