Il mondo dei diritti per le persone Lgbt è oggi più grande. E stavolta, i confini dell’arcobaleno si estendono fino ad abbracciare un paese strategico: la Germania. Il cuore dell’Europa – che già aveva le unioni civili, su cui si è modellata la legislazione italiana – da azzurro è diventato blu, così come tradizionalmente riportato nelle carte tematiche per i matrimoni egualitari. Le persone dello stesso sesso della Repubblica federale tedesca potranno sposarsi (anche se, a dire il vero, bisogna aspettare il voto del Bundesrat dove però tutto dovrebbe andare spedito e per pura formalità) e acquisiscono formalmente tutti i diritti della comunità eterosessuale. Uguaglianza è fatta, insomma.

La legge sui matrimoni apre una serie di questioni che avranno rilevanza anche a livello internazionale per quanto riguarda la questione Lgbt e inerentemente ai futuri equilibri politici tedeschi. Il sì al matrimonio è, per cominciare, un’assoluta vittoria delle opposizioni sul governo di Angela Merkel – la cancelliera ha votato contro, dichiarando che per lei il matrimonio è solo tra uomini e donne – e questo potrebbe avere un peso nelle intenzioni di voto per le elezioni imminenti, avvantaggiando la Spd in primis, oltre gli altri partiti favorevoli al provvedimento appena approvato.

Potrebbe poi esserci un “effetto contagio” nei paesi vicini, soprattutto in quelli di lingua tedesca. A vedere la carta geografica, fino a ieri esisteva un “asse” baltico-mediterraneo di paesi che hanno approvato istituti paralleli al matrimonio, seppur con delle differenze (nominali o sostanziali). I due paesi più grandi di quell’asse erano Italia e Germania, appunto, insieme a una serie di stati più piccoli quali Svizzera, Austria, Repubblica Ceca, Ungheria, Slovenia, Croazia e Grecia. Mitteleuropa e area mediterranea rimanevano ancorate a un sistema legislativo che opera ancora un discrimine tra persone Lgbt ed eterosessuali. Con il voto tedesco c’è la possibilità che anche i paesi che orbitano attorno all’area germanica legifereranno di conseguenza.

Con il voto tedesco, ancora, emerge un ulteriore elemento di natura geopolitica: l’Europa che si accontenta delle unioni civili si restringe a pochi paesi, per di più “periferici” rispetto alle grandi potenze, regionali e globali. Con una conseguenza non di poco conto: il provvedimento approvato in Germania retrocede formalmente il nostro paese tra quelli di serie B in materia di diritti per le persone Lgbt. Avevamo una legge già nata vecchia.

Adesso è definitivamente obsoleta e, visto il numero di paesi che approvano i matrimoni, doppiamente discriminatoria. In altre parole, la favola del “modello tedesco” per indicare la strada dei diritti civili nel nostro paese adesso non funziona più. Quel modello ha superato se stesso. A noi rimane l’emulazione del vecchio, insomma. Qualcuno avverta Renzi, per la prossima campagna elettorale. Ammesso che voglia spendere ancora parole su questo argomento.

Sotto il profilo ideologico, infine, vorrei tornare sulle parole di Angela Merkel: “Per me il matrimonio è fondamentalmente un’unione fra uomo e donna, e per questo ho votato contro”. Un’affermazione che dice molto, soprattutto a chi, nel nostro paese, si accontenta dello status quo (e mi riferisco anche a certe maestranze Lgbt dentro il Pd) e che colloca gli istituti paralleli a soluzione che istituzionalizza una discriminazione, invece di sancire l’uguaglianza.

Non è un caso, a parer mio, che i partiti attualmente al governo abbiano dato il via libera alle unioni civili. Si poteva ottenere di più, anche grazie all’azione delle corti, e ci si è accontentati di far passare il “male minore”. In Italia si è festeggiato questo per mesi e mesi. Altrove, nel frattempo, il futuro è diventato presente. Teniamolo in considerazione quando al momento di richiedere la piena dignità ci diranno che abbiamo già ottenuto tutto quello che potevamo chiedere.