“L’Isis è buono, l’Isis per me è Dio, l’Isis is my life”. E ancora: “Deluso… amo questo coltello nelle tue mani…. oh Dio con questa fede ti seguirò e con le mie gambe se Dio mi darà il senno prenderò gli infedeli dalla coda… ohi…ohi…ohi… agli ebrei infedeli… lui parlare…parlare……”. Sono solo alcune delle frasi pronunciate da Hamiar Abss Hussien, l’iracheno di 29 anni arrestato stamattina dalla Digos al termine di un’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro guidata da Nicola Gratteri. 

Frasi intercettate e finite nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal gip Assunta Maiore secondo cui, il richiedente asilo stava progettando un attentato a Crotone dopo aver “instaurato all’interno dello sprar (centro d’accoglienza ndr) un’atmosfera di timore nei suoi confronti, motivato dalle minacce proferite verso gli altri ospiti e dalla continua visione di video di attacchi terroristici che sovente egli impone anche ai coinquilini”. Il 9 agosto 2012, dopo essere entrato illegalmente in Italia dopo uno sbarco avvenuto sulle coste baresi, Hamiar Abss Hussien era stato denunciato “per ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato”. Dai rilievi foto-dattiloscopici, inoltre, l’iracheno risultava aver presentato richiesta di asilo politico rispettivamente in Norvegia nel 2008, in Finlandia nel 2009, in Germania nel giugno 2010 e, infine, in Danimarca nel novembre dello stesso anno. Non c’è bisogno di andare in Iraq o in Siria per fare il jihad: si può anche rimanere in Italia, “per redimere gli infedeli”, ai quali va “tagliata la gola”.

Il giovane, secondo le indagini della Digos, avrebbe fatto propaganda per l’Isis istigando alcuni inquilini del centro Sprar di Crotone a entrare a far parte del sedicente Stato islamico e a compiere atti violenti. Stando a quanto emerso dall’inchiesta, coordinata dal procuratore Nicola Gratteri, dall’aggiunto Giovanni Bombardieri e dal sostituto Paolo Petrolo, l’iracheno è considerato una persona violenta ed è accusato di associazione con finalità di terrorismo internazionale e istigazione a delinquere. “Non cambio mille bambini per una lettera del corano, se Dio non mi accetta…che cos’è il padre, che cos’è mia madre che cosa sono i bambini…muoiono loro, muoio anch’io e nell’aldilà perdo tutto, adesso io sono su questa strada” scriveva su Facebook mentre chattava con un parente il primo aprile scorso.

Allo stesso parente, racconta di un viaggio fatto a Roma: “Sono andato a Roma, con questa barba, mancava solo la tunica bianca, ho portato con me una busta bianca, volevo impaurire…fare spaventare…arrivava la Polizia spalancavano gli occhi… coglioni…mi hanno fermato venti volte…non una volta…non sono un problema loro…non sono ladri e coglioni come quelli curdi (riferito alla polizia curda, ndr)…non ti accusano…che cosa ho…non ho indossato il Tnt che mi arrestano…cosi per fare impaurire, non hai visto su facebook…su youtube…”.

Pochi giorni prima, il 20 marzo, la Digos registra una conversazione ambientale nel corso della quale l’indagato è intento a dialogare in via telematica, con un altro soggetto a cui Hussien spiega “il suo peso all’interno della moschea di Crotone, presso la quale è solito recarsi con frequenza settimanale, in occasione della preghiera del venerdì”. L’iracheno riferisce al suo interlocutore di avere il controllo della moschea: “Parlo davanti ad altre persone… se non fai così qui non ti rispettano…io alla luce del sole dico le cose già loro alla luce del sole hanno paura di guardarmi”.

Lo stesso giorno, parla con la sorella. A lei dice che, nonostante qualcuno gli abbia chiesto di rientrare nel suo paese d’origine per fare la guerra santa, è necessario che in questo momento rimanga dove si trova, in quanto la sua missione è quella di redimere gli infedeli. “Sono cosi impuri – dice l’indagato – che anche se leggi il Corano loro non hanno voglia di ascoltarti. Posso raccontarti tanto fino a domani…e anche lui dice (riferito ad Allah) che queste sono persone macchiate timbrate alle quali dovrà essere tagliata la gola”.

Il giovane, inoltre, aveva esultato in occasione dell’attentato di Manchester. Nella sua stanza, nello Sprar San Nicola dell’Alto, dopo aver visionato il video della strage, “Hussien rideva, si dimostrava compiaciuto e pronunciava più volte lo frase ‘Allah Akbar’”.

Secondo il gip la condotta dell’iracheno arrestato “rientra pienamente nel paradigma normativo dell’istigazione a delinquere. Ed, invero, nessun dubbio sull’apologia dello stato islamico ripetuta continuativamente da Hussien all’interno dello Sprar di Crotone e, per come dallo stesso ammesso nel corso delle intercettazioni, presso la moschea nonché attraverso Facebook. In particolare, l’indagato ha esaltato le finalità e gli scopi dell’associazione terroristica denominata Stato Islamico. Anche i video da lui diffuso su Facebook hanno natura apologetica: l’utilizzo di video contenenti scene di combattimento, commentati da un imam che esalta il martirio e i combattenti contro gli infedeli, la condivisione di tale video postato su Facebook con migliaia di utenti e i commenti sopra esaminati ad opera dell’imputato, hanno senz’altro il fine manifesto di convincere chiunque visioni il video su Facebook o ascolti Hussien stesso all’interno del centro o presso la moschea ad aderire allo Stato Islamico, unica scelta possibile per un vero musulmano, anche sotto il profilo strettamente religioso”.

Hussien, infine, stava progettando un attentato alla questura di Crotone. In tasca aveva un taglierino e sul suo cellulare gli agenti della Digos hanno trovato le foto dei funzionari e dell’edificio della questura. Per il procuratore Gratteri, quella di oggi “è un’indagine importante e delicata, alla luce di quanto accade in Europa”.