Arrivano con un anno e mezzo di ritardo le procedure arbitrali per l’accesso al Fondo di solidarietà dei risparmiatori azzerati nel fallimento di Banca Etruria, Banca Marche, CariChieti e CariFerrara. E portano anche in dote un’amara delusione per i risparmiatori che hanno atteso finora nella speranza di rivedere integralmente i loro soldi. Il decreto attuativo, pubblicato in Gazzetta ufficiale il 13 giugno, non opta per la possibilità automatica di rimborso totale in caso di truffa acclarata nella procedura arbitrale davanti all’Anac. Ma attribuisce al Fondo Interbancario di tutela dei depositi (Fitd) la facoltà di stabilire, entro 30 giorni, come e quanto pagare ai risparmiatori che vedranno riconosciuto il loro diritto al risarcimento dall’arbitro. Lo stesso fondo cioè che ha finora gestito le procedure di indennizzo forfettario (80% del valore investito) concluse a inizio giugno con la liquidazione di 110 milioni per 9mila pratiche su un totale di circa 15.600 richieste.

Secondo quanto stabilito nel decreto, entro il 13 luglio il Fitd farà quindi un’offerta pubblica ai risparmiatori beffati che hanno scelto la procedura arbitrale. Inoltre la proposta diventerà vincolante per chi abbia scelto questa modalità di indennizzo. Con il risultato che il Fitd sarà il vero riferimento dell’intero meccanismo di indennizzo, mentre l’arbitro avrà solo il compito di accertare l’illecito. A questo punto i risparmiatori sono tenuti a presentare istanza nel giro massimo di quattro mesi dalla data dell’offerta del Fitd. Oltre questo limite temporale, ogni diritto al risarcimento andrà perduto. Per accedere alla procedura arbitrale, bisognerà avvalersi di un apposito modulo che sarà disponibile nel sito internet istituzionale della camera arbitrale e potrà essere presentato per via telematica mediante posta elettronica certificata oppure in versione cartacea direttamente al collegio arbitrale. E poi bisognerà attendere le decisioni dell’Anac e del Fitd.

Per il Comitato Azzerati dal Salva-Banche si tratta dell’ennesima presa in giro. Il decreto non solo chiede ai risparmiatori di provare la “responsabilità per violazione degli obblighi di informazione, diligenza, correttezza e trasparenza previsti dal testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria”, ma esclude il rimborso totale anche nel caso di truffa acclarata. Senza contare che il legislatore taglia fuori 2mila risparmiatori che non potranno accedere all’arbitrato perché non hanno acquistato i titoli attraverso un intermediario bancario. Un’ulteriore beffa in una procedura che per il governo rappresenta un banco di prova in un comparto bancario che non ha sicuramente smesso di produrre casi del genere, come testimoniano i casi di Veneto Banca e della Popolare di Vicenza.