È nata con un accordo tra trenta giganti della creazione di contenuti la Alliance for Creativity and Entertainment, una coalizione globale impegnata a proteggere il mercato legale dei contenuti creativi e a ridurre la pirateria online. Tra i firmatari di questo accordo, alcuni tra i nomi più grossi dell’industria dell’intrattenimento mondiale: Amazon, Bbc, CBS, Canal+, Grupo Globo, HBO, Metro-Goldwyn-Mayer, Sony, Televisa, 20th Century Fox, Univision, Sky, Walt Disney e Warner Bros. C’è il top del settore, dunque, con una rappresentanza importante anche di produttori ispanoamericani (un pubblico sempre più pregiato anche all’interno degli Stati Uniti) e di Star India, che opera nella democrazia più popolosa al mondo.

Nel comunicato diffuso per annunciare la nascita dell’ACE, si fa riferimento innanzitutto alla crescita esponenziale che negli ultimi anni ha riguardato il mercato dei contenuti creativi, con compagnie cinematografiche e televisive che hanno investito pesantemente su modelli di distribuzione digitale: 480 servizi online in giro per il mondo per la fruizione di film e serie tv, 1,2 miliardi di dollari di volume d’affari del settore solo negli Stati Uniti (con 5,5 milioni di posti di lavoro direttamente o indirettamente legati al fenomeno).

Ma all’epoca d’oro delle serie tv e della fruizione online corrisponde l’epoca d’oro della pirateria: si stima che nell’ultimo anno ci siano stati 5,4 miliardi di download attraverso il peer to peer di contenuti piratati, mentre le visite ai siti di streaming pirata sono state 21,4 miliardi. Cifre da capogiro per un settore diventato fondamentale nell’industria creativa globale e che quindi deve rispondere alle minacce della pirateria nella maniera più decisa possibile. Ecco, allora, che unendo i più importanti player del settore, l’ACE proverà a ridurre la pirateria online, anche attraverso la messa a punto di norme e iniziative, con la collaborazione della Motion Picture Association of America e utilizzando le risorse degli stessi membri.

E, ancora, condurrà ricerche, collaborerà con le forze dell’ordine per dare le caccia (e “spegnere”) siti e software utili alla pirateria online, instaurerà rapporti e partnership con le organizzazioni nazionali che si occupano di protezione dei contenuti. In Italia, nel 2016 il 39% degli adulti italiani ha commesso almeno un atto di pirateria (che in totale sono stati addirittura 669 milioni). Il 56% riguarda la fruizione di film, il 23% di serie tv e il 21% di generici programmi televisivi, creando un danno all’industria audiovisiva di 686 milioni di euro.

Questi dati preoccupanti vengono fuori dalla ricerca commissionata all’Ipsos dalla Federazione anti pirateria audiovisiva, uno studio condotto su 1400 individui dai 15 anni su e su 200 tra i 10 e 14 anni (il 50% dei quali ha commesso atti di “pirateria”). Causa progresso tecnologico e boom dello streaming, dal 2010 a oggi sono saliti al 78% proprio gli atti di pirateria digitale (download e streaming su tutti), mentre sono scesi dell’81% gli acquisti di dvd contraffatti. Segno dei tempi anche l’aumento delle serie tv dal 13 al 22% (con i film che scendono dal 37 al 33%), ma la cosa più indicativa della percezione del fenomeno è che solo un pirata su quattro ritiene di compiere “un gesto grave”. Il 57% degli intervistati ritiene improbabile di essere scoperto e sanzionato, anche se il danno complessivo all’economia italiana è enorme, visto che esiste una stima di 1,2 miliardi di euro, con la perdita di 427milioni di Pil e 6540 posti di lavoro.