Assediata dai “poteri forti”, vittima delle “fake news” dei giornali, spesso ostacolata dagli stessi uffici che remano contro. Nel complesso di accerchiamento in cui ha vissuto il suo primo anno di governo a Roma, Virginia Raggi può contare almeno su un fedele alleato: i sindacati. Al centro dell’agenda politica, coinvolte in ogni decisione e accontentate da una serie di provvedimenti che attendevano da anni (dal rinnovo del contratto allo sblocco del salario accessorio), le associazioni di categoria sono diventate non per caso un punto di riferimento del Movimento 5 stelle a Roma. E chissà, in futuro magari anche in ottica nazionale.

Il sigillo definitivo è arrivato la settimana scorsa: i tre segretari delle associazioni confederali a livello locale, Cigl Cisl e Uil Roma, seduti al tavolo al fianco della Raggi per siglare un protocollo d’intesa. La naturale conseguenza di un percorso di avvicinamento iniziato da tempo. A ben guardare, infatti, sono stati molti i provvedimenti varati dalla giunta a beneficio dei dipendenti capitolini e quindi col favore dei sindacati. Il primo passo a ottobre era stato sbloccare le assunzioni del vecchio concorsone 2010, poi è stata la volta del salario accessorio, una grana che il Campidoglio si trascina dall’era Alemanno. Quindi dell’attesissimo rinnovo del contratto, che porterà nelle tasche dei 23mila impiegati del Comune aumenti in busta paga fino a 100 euro.

‘Fabbrica Roma’, la base dell’alleanza – Così si è arrivati al protocollo. “Fabbrica Roma” (come l’hanno chiamato) nei fatti è poco più di una dichiarazione d’intenti, un documento che parla della necessità di rilanciare l’economia della Capitale in maniera abbastanza astratta. A livello politico, però, sancisce l’alleanza tra sindacati e Campidoglio. “È una storia di successo: da luglio a oggi siamo riusciti a superare i problemi che c’erano stati in passato”, ha spiegato Antonio De Santis, delegato al Personale a cui la sindaca ha affidato i rapporti con i sindacati.  Ed in effetti non accadeva da tempo, non solo a Roma, di vederli schierati così apertamente al fianco di un’amministrazione.  Una vicinanza che è frutto di una strategia precisa del Campidoglio: la Raggi guarda con attenzione alle esigenze dei suoi dipendenti, la base della piramide fondamentale per mandare avanti la macchina amministrativa, tra le altre cose anche un bacino consistente di voti. Mentre le buone relazioni con i sindacati vengono ritenute importanti per poter governare in armonia, visto che già i rapporti con Regione e governo targati Pd non sono idilliaci.

Dai sindacati curiosità e dibattito – Dall’altra parte del tavolo – ma ormai dallo stesso lato della barricata – ci sono i sindacati. A loro non sembra vero di aver trovato un partito di rilevanza nazionale che torni a prenderli in seria considerazione: vengono da tre anni di governo Renzi (e la situazione è solo leggermente migliorata con Gentiloni) in cui erano stati tagliati fuori da ogni discussione, ad esempio sul lavoro o sulla riforma della scuola. Mentre la Raggi promette il ritorno alla tanto rimpianta “concertazione”: fra le pieghe del protocollo, ad esempio, è previsto l’avvio di una serie di tavoli, uno per ogni assessorato; tutti i provvedimenti principali della giunta saranno quindi discussi, almeno a livello programmatico, con i confederali. Che ora guardano con una certa curiosità e dibattito interno al M5s.

Le battaglie condivise a livello nazionale – Almeno così è stato a Roma, che potrebbe fare da laboratorio per un’intesa più ampia: “L’accordo con la Raggi segna una vera discontinuità con il passato”, ha detto la segretaria della Cgil, Susanna Camusso, a cui hanno fatto eco anche i leader di Cisl e Uil, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo. Parole che suonano come prove generali di contatto. Del resto anche a livello nazionale i due fronti hanno già condiviso diverse posizioni contrarie al governo, dal no al referendum costituzionale alla battaglia contro voucher e jobs act. Certo, questo percorso potrebbe apparire in contraddizione con alcune idee del Movimento: Beppe Grillo non è mai stato tenero con le corporazioni, anche nelle votazione del programma lavoro si parla di “stop ai privilegi” e lotta alle “incrostazioni di potere del sindacato tradizionale”. Ma una volta al governo il loro appoggio può tornare comodo. Lo sa bene la Raggi, che ora alla luce del protocollo firmato potrebbe anche decidere di mandare in avanscoperta i sindacati nelle trattative con Regione e governo, per mettere spalle al muro il Pd e ottenere quelle risorse di cui la Capitale ha disperato bisogno. Il prossimo passo di una nuova, inaspettata alleanza.

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