Buon progetto, Frutta nelle scuole: frutta e verdura di stagione e bio (o lotta integrata) gratuita a tutti i bambini a scuola. Ma il rischio di questi progetti calati dall’alto è che tanto cibo vada sprecato e non si modifichino di fatto le abitudini alimentari familiari. I bimbi preferiscono la merendina e lasciano la frutta spappolarsi in cartella. Bombardati da pubblicità che inneggiano alle merendine e ai cibi industriali, raramente i bimbi amano la frutta e la verdura. Frutta che i nostri nonni, da piccoli, rubavano dagli alberi, rischiando sbucciature e sberle. Oggi i bimbi (oltre a non sapersi arrampicare sugli alberi) non la mangerebbero nemmeno se pagati.

Al massimo smangiucchiano banane, ma la frutta di stagione e locale non sanno nemmeno cosa sia: abituati a veder tutto in ogni stagione al supermercato (pomodori, pisellini e fragole d’inverno), non percepiscono più differenze, né sapori, non gustano l’attesa. I miei figli arrivano a maggio che fremono al pensiero della frutta e verdura estiva, stanchi come sono di mele, arance, cavoli e patate mangiati per tutto l’inverno. Quando al mercatino compaiono pomodori, pisellini, cetrioli, fragole e ciliegie, albicocche, è una festa per gli occhi e il palato dei bimbi, la festa della rinascita. E tutti si abbuffano sulla nuova frutta e verdura e nessuno che dica “mamma che schifo”.

Atro grosso problema del progetto Frutta nelle scuole: gli imballaggi. Ogni settimana i nostri bimbi portano a casa circa 300 gr di imballaggi di plastica, increduli loro stessi, chiedendomi: “Ma ora la gettiamo?” Ho segnalato questo controsenso al Ministero: mi hanno fatto sapere che “I prodotti distribuiti nelle strutture pubbliche (scuole, ospedali) devono essere protetti dalle contaminazioni che potrebbero causare problematiche di salute agli utenti. Sui prodotti tal quali (mele, pere, arance, clementini) che possono essere direttamente consumati dai bambini abbiamo eliminato l’imballaggio unitario ma su altri prodotti (ciliegie, albicocche, fragole) questo non è possibile.”

Ora, quello che non capisco è che a volte anche le mele sono tagliate a fette e imballate. Inoltre, i kiwi sono serviti tagliati in due e offerti in un bicchiere di plastica con cucchiaio di plastica. Ma provate un po’ voi a prendere un kiwi (duro) con un cucchiaio! E’ un’impresa da supereroi. E così vedi bimbi correre dietro i kiwi che rotolano ovunque, imprendibili come omini panpepati. Infine, stanchi, i bimbi gettano bicchiere e cucchiaio e addentano il kiwi a morsi.

Albicocche, fragole, mele, tutte imballate in mega coppette in plastica Pet riciclabile e in qualche caso R-pet riciclata, oppure polipropilene (Pp). Ma al di là del fatto che anche il riciclo impiega energia (e acqua), al di là del fatto che la plastica non verrà mai comunque riciclata al 100%, al di là del fatto che spesso viene bruciata (per sfamare gli inceneritori), al di là del fatto che è diseducativo usare per pochi minuti un materiale che può durare 400 anni, che deriva dal petrolio e ha contribuito al riscaldamento climatico. Al di là di questi dettagli, guardiamo il lato sanitario: la plastica numero 1 (Pet), di cui son fatti gli imballaggi dati a scuola, rilascia ftalati (interferenti endocrini) e antimonio (un metalloide tossico), in quantità minime se la plastica è a temperatura ambiente, ma pericolose se è sottoposta a temperature più elevate e/o conservate a lungo (Università di Francoforte 2009).

In conclusione, credo che Frutta nelle scuole sia un buon progetto, ma vada rivisto: bisogna che a questo progetto collabori anche il ministero per l’Ambiente, e le associazioni impegnate da anni contro i rifiuti, come Legambiente, Wwf, Rete rifiuti zero, per ridurre gli imballaggi o cercare materiali più sani e sostenibili, (magari compostabili? O lavabili portati da casa?).

Inoltre, avrebbe più senso avviare progetti capillari che partano dal basso, promossi dalle Ausl locali. Con l’attiva collaborazione dei dirigenti e degli insegnanti e dopo adeguata informazione delle famiglie, bisognerebbe imporre almeno una volta alla settimana merende sane a base di frutta e verdura di stagione, acqua in borraccia (magari accompagnata da un po’ di pane). La maestra terrebbe qualche scorta di verdura per i bimbi che si dimenticano. Si potrebbe iniziare con un solo giorno alla settimana e poi aumentare gradualmente. Perché non provare?