“L’obiettivo non è un reddito per tutti ma un lavoro per tutti”. Durante la sua visita a Genova, Papa Francesco ha incontrato gli operai dell’Ilva di Cornigliano e ha parlato di lavoro, dignità ed etica. Nel suo intervento ha ribadito più volte che non è nel salario che l’uomo trova dignità, ma nel lavoro: “Un assegno statale mensile che ti faccia portare avanti la famiglia non risolve il problema“, ha detto Bergoglio entrando a gamba tesa nel dibattito politico sul reddito di cittadinanza per il quale lo scorso 9 maggio i Cinque Stelle hanno sfilato ad Assisi definendosi “i francescani di oggi”. “Non bisogna rassegnarsi all’ideologia che sta prendendo piede ovunque, che solo la metà o i due terzi dei lavoratori lavoreranno, gli altri invece mantenuti da un assegno sociale“, ha aggiunto il pontefice. “Senza lavoro per tutti non ci sarà dignità per tutti”. Non è mancata una citazione della Costituzione italiana: “Possiamo dire che togliere il lavoro alla gente o sfruttare la gente con il lavoro indegno o malpagato è anticostituzionale. Se non fosse fondata sul lavoro, l’Italia non sarebbe una democrazia”. Il comico Maurizio Crozza, in un videomessaggio mandato in onda su Tv2000, ha commentato: “Ciao Papa, ciao Franci. Benvenuto a Genova, la mia città e di chi dice di essere il più grande francescano vivente, Beppe Grillo, il francescano di Sant’Ilario. Dì la verità, sei venuto per scomunicarlo…”.

La Cei favorevole al “reddito di inclusione” – Il no del Papa al reddito di cittadinanza sembra in contraddizione con l’appello ad accelerare nell’attuazione del reddito di inclusione o Rei (quello per le famiglie povere) arrivato lo scorso gennaio dall’ex presidente della Conferenza Episcopale Italiana, Angelo Bagnasco: l’ultima proposta dell’M5S delinea infatti il reddito di cittadinanza come un “minimo garantito” che ingloberebbe il Rei. I più poveri riceverebbero 780 euro mensili mentre chi ha già un reddito, per quanto basso, avrebbe diritto alla somma che manca per arrivare alla soglia di 780. Inoltre non ridurrebbe l’incentivo a lavorare, perché il beneficiario lo perderebbe se rifiuta più di tre proposte di contratto. Si tratta quindi di qualcosa di simile al “reddito minimo di dignità della persona umana” di cui ha parlato il vescovo di Assisi, Domenico Sorrentino, commentando con il Corriere la marcia grillina di Assisi. La priorità al lavoro rispetto al reddito è condivisa invece dal nuovo numero uno della Cei Gualtiero Bassetti, secondo cui “quando manca il lavoro si toglie la dignità”.

Renzi: “La pensiamo come il Papa”. M5S: “Strumentalizzazione” -Nel pomeriggio Matteo Renzi ha commentato scrivendo su Facebook: “Non sussidi e assistenzialismo, ma crescita e lavoro: questo il messaggio che nel nostro piccolo vogliamo rilanciare con forza”. La portavoce M5S al Senato Nunzia Catalfo, prima firmataria del ddl sul reddito di cittadinanza, ha risposto con una nota in cui accusa il leader Pd di “strumentalizzare le parole del Pontefice sul reddito, cosa assolutamente disdicevole” perché “è chiaro ormai a tutti che il disegno di legge del M5S è collegato e condizionato al lavoro. Proprio per tale motivo abbiamo previsto un investimento di oltre 2 miliardi di euro per rendere efficienti i Centri per l’impiego in modo da migliorare l’incrocio tra domanda e l’offerta di lavoro”. E ancora: “Renzi anziché esultare si dovrebbe vergognare visto che è stato proprio lui ed il suo governo ad ammazzare l’art.1 della nostra Costituzione favorendo i licenziamenti di massa e rendendo più precario quello che una volta, invece, era ritenuto lavoro stabile”.

“La politica incoraggia chi specula sul lavoro e non chi investe” – Il Papa, parlando a braccio ai 3.500 lavoratori che si sono radunati nella sede del siderurgico per ascoltarlo, ha poi ampliato il discorso auspicando che le imprese tengano conto delle conseguenze sociali delle proprie decisioni e non solo del profitto. “L’imprenditore non deve essere uno speculatore, quello che il Vangelo chiama mercenario”, ha ammonito. “Lo speculatore non ama la sua azienda e i suoi lavoratori, ma li vede solo come uno strumento per fare profitto”. Poi ha sentenziato: “Chi pensa di risolvere i problemi della sua impresa licenziando la gente non è un buon imprenditore. Quando l’economia passa nelle mani degli speculatori tutto si rovina. Dietro alle decisioni dello speculatore non ci sono persone. E’ un’economia senza volto e quindi un’economia spietata“. Duro attacco anche al sistema politico che “sembra incoraggiare chi specula sul lavoro e non chi investe e crede nel lavoro. Crea burocrazia e controlli partendo dall’ipotesi che tutti siano speculatori. Così, chi non lo è rimane svantaggiato e chi lo è riesce a trovare soluzioni per eludere i controlli. Conclusione: “Si sa che regolamenti e leggi pensati per i disonesti finiscono per penalizzare gli onesti”.

Il Pontefice infine ha chiamato in causa la dignità non solo di chi è stato licenziato, ma anche di chi va in pensione pur potendo ancora lavorare: “Si deve andare in pensione all’età giusta”, ha ribadito, e non prima magari usufruendo di un assegno. “Ho per mangiare? Sì. Ho la dignità? No, perché non ho il lavoro”, ha spiegato.
Un riferimento diretto, apparentemente, all‘Anticipo pensionistico (Ape) promesso dal governo Renzi e appena entrato in vigore (almeno nella forma “social“, quella pagata dallo Stato).

“La meritocrazia non legittimi la disuguaglianza” – Il discorso del Papa si è soffermato anche sui valori che vengono chiamati in causa quando si parla di occupazione, soprattutto la meritocrazia: “È una parola bella perché usa il merito, ma sta diventando una legittimazione etica della diseguaglianza. Il nuovo capitalismo, tramite la meritocrazia, dà una veste morale alla diseguaglianza perché interpreta i talenti non come un dono ma come un merito, determinando un sistema di vantaggi e svantaggi cumulativi. Così, se due bambini nascono diversi per talenti, opportunità e possibilità economiche, il sistema legge queste differenze come un merito e così quando i due andranno in pensione questa differenza sarà moltiplicata”. “Il povero è considerato un demeritevole e quindi la sua povertà è una colpa. E se la povertà è colpa del povero, i ricchi sono legittimati a non fare niente”, ha concluso

Ai cardinali: “State attenti solo quando si parla dell’8 per mille” – Bergoglio ha poi citato Luigi Einaudi: “Migliaia, milioni di individui – è il passaggio citato da Bergoglio – lavorano, producono e risparmiano nonostante tutto quello che noi possiamo inventare per molestarli, incepparli, scoraggiarli. È la vocazione naturale che li spinge”. Dopo la visita all’Ilva il Papa ha incontrato i cardinali nella Cattedrale di Genova, dove ha rivolto una preghiera speciale per i cristiani copti uccisi in un’attentato in Egitto. E non ha mancato di bacchettare anche i porporati: “Quante volte parla il mio fratello, e io sono in orbita coi miei pensieri sulle cose che devo fare domani. Ma se il vescovo dice ‘sapete che dall’anno prossimo crescerà l’apporto dell’8 per mille per i preti’, lì subito torna l’attenzione. Lì c’è qualcosa che tocca il cuore. Questo interessa”.