Dopo 60 anni Don Camillo e Peppone se le danno ancora per la bassa padana ma nessuno ride: lo scontro in atto verte sulla “blasfemia dei gay” e fa salire a galla pezzi consistenti del partito locale anti Papa Francesco che da Reggio Emilia va a Milwaukee. Dunque, il 3 giugno si svolge il primo gay-pride nella città emiliana e la notizia ha vivificato l’ambiente conservatore della piana e ingolosito i paladini della lotta alle aperture moderniste del Pontefice. Da cinque giorni fioccano polemiche e accuse. In prima fila tal “Comitato Giovanna Scopelli” che prende il nome da una vergine carmelitana che nel 1485 fondò il monastero di Santa Maria del Popolo. Non è ben chiaro chi ci sia dietro, ma cinque secoli dopo il nome della beata finisce nell’insospettabile esercito di templari che si oppone con ogni mezzo all’evento. A partire da una contro-manifestazione che – come recita il videopromo appena diffuso in rete – “risponde alle offese pubbliche con una manifestazione altrettanto pubblica”. Il punto è che ad aderire non sono già più o soltanto associazioni dai nomi poco probabili come Radio Spada, Riscossa Cristiana, Notizie Pro Vita, Chiesa e post-Concilio, Messainlatino, il quotidiano La Croce e altri. Ma anche porporati e alte sfere vaticane.

Pare infatti, ma la notizia non è confermata né smentita dall’interessato, che la “processione di riparazione pubblica per lo scandalo offerto dal Remilia Pride e dal movimento omosessualista” (letterale) degli oltranzisti cattolici reggiani sia stata benedetta da Raymond Leo Burke, il cardinale statunitense che insieme ad altri si era opposto a Papa Francesco sui temi della famiglia e del matrimonio. Ebbene, il sito di Radio Spada pubblica l’immagine di un foglio firmato dal porporato per aderire all’iniziativa del Comitato Scopelli che aveva previsto la contro-marcia concomitante al Gay Pride in partenza dalla cattedrale e quindi con svolgimento verso il santuario cittadino della Ghiara. Dà conto poi di quella del teologo e filosofo Monsignor Antonio Livi, fondatore dell’Associazione “Fides et Ratio”. Insomma, si sale di livello.

Ai paladini della croce sembra però non offrire il fianco il vescovo Massimo Camisasca negando chiesa  e sagrato così come il responsabile della pastorale giovanile della diocesi Giordano Goccini che ha criticato l’iniziativa perché “a provocazione non si risponde con una provocazione”. Che l’adesione di Burke acuisca la spaccatura è evidente, anche perché contro il Gay Pride si è espresso Giorgio Bellei, parroco dello Spirito Santo di Modena. La vicenda viene seguita dal quotidiano locale la Gazzetta di Reggio che accredita un’escalation dello scontro dietro al quale coverebbe una sempre meno contenibile opposizione alla linea di Bergoglio e della Chiesa che non condanna. “La reazione che va mobilitandosi è extra, è nazionale”, si legge. Mentre la prossima mossa dei templari potrebbe essere premere ancora sul vescovo cittadino perché prenda posizione condannando o ammetta la subalternità al pensiero modernista del Papa. Un dilemma spirituale, forse, per Camisasca che è accreditato come vescovo di Cl (è stato biografo di don Luigi Giussani) nella terra di Dossetti.